
Una domanda lanciata da un residente in un gruppo Facebook dedicato al territorio ha acceso un dibattito che in poche ore ha raccolto decine e decine di commenti.
Il tema è di quelli destinati a far discutere: ha ancora senso che realtà come La Storta, La Giustiniana, Cesano, Osteria Nuova e Isola Farnese siano amministrate esattamente come il centro della capitale?
Più che una richiesta di “secessione” da Roma, come qualcuno ha ironicamente definito la questione, il confronto ha messo in evidenza un sentimento diffuso: quello di cittadini che si sentono spesso lontani dal Campidoglio e che chiedono una maggiore capacità decisionale per i territori.
Quartieri romani o città nella città?
Chi vive nelle aree più esterne del Municipio XV conosce bene il tema.
Distanze, viabilità, trasporti, manutenzione delle strade, scuole e servizi pubblici sono problematiche che assumono caratteristiche molto diverse rispetto a quelle del centro storico.
Non a caso numerosi interventi hanno sottolineato come i Municipi romani abbiano dimensioni e popolazioni paragonabili a quelle di vere e proprie città. Il Municipio XV supera infatti i 160 mila abitanti, una popolazione simile a quella di diversi capoluoghi di provincia italiani. E in termini di estensione, con i suoi 187kmq, è più grande di Milano.
Da qui la domanda: una metropoli grande e complessa come Roma può essere amministrata con efficacia mantenendo un forte accentramento delle decisioni?
L’ipotesi dei Comuni autonomi
Nel dibattito qualcuno ha richiamato l’esperienza di Fiumicino, diventato Comune autonomo nel 1992, e quella di Ciampino, separatosi da Roma già negli anni Settanta.
Secondo alcuni, un modello amministrativo più vicino ai cittadini consentirebbe una gestione più efficiente dei servizi e una maggiore attenzione alle esigenze del territorio.
Altri, invece, hanno osservato come quei precedenti siano difficilmente replicabili e come la creazione di nuovi Comuni comporterebbe costi, complessità amministrative e interrogativi sulla sostenibilità economica.
Più che autonomia, decentramento
Scorrendo i commenti emerge però un elemento interessante.
La maggior parte degli interventi non sembra chiedere la nascita di nuovi Comuni, quanto piuttosto un rafforzamento del ruolo dei Municipi, considerati l’ente più vicino ai cittadini e quindi il livello amministrativo più adatto a conoscere e affrontare i problemi quotidiani del territorio.
Una posizione che si inserisce in un contesto più ampio. Proprio mentre il dibattito prende forma sui social, prosegue infatti in Parlamento il percorso della riforma costituzionale di Roma Capitale, destinata ad attribuire alla città maggiori competenze e una più ampia autonomia rispetto all’attuale assetto istituzionale.
La riforma di Roma Capitale
L’obiettivo della riforma è rafforzare il ruolo della Capitale, attribuendole poteri più estesi e strumenti amministrativi oggi non disponibili.
Resta però aperta una domanda che interessa direttamente i territori di Roma Nord: se Roma avrà davvero maggiori competenze, una parte di queste verrà trasferita anche ai Municipi?
Molti osservatori ritengono che un rafforzamento di Roma Capitale possa rappresentare il primo passo verso un maggiore decentramento amministrativo. In altre parole, più poteri a Roma potrebbero tradursi, almeno in parte, in più poteri per i Municipi.
Altri, invece, invitano alla prudenza e ricordano che molto dipenderà dalle future norme di attuazione e dalle risorse che verranno effettivamente messe a disposizione.
Un segnale da non sottovalutare
Al di là delle possibili soluzioni, il dibattito nato sui social offre uno spunto interessante.
Da La Storta a Cesano, passando per La Giustiniana e Isola Farnese, molti cittadini sembrano condividere la stessa percezione: quella di vivere in territori che fanno parte di Roma ma che spesso si sentono lontani dal centro delle decisioni.
Più che venti di secessione, dunque, sembrano soffiare venti di maggiore autonomia amministrativa. E la riforma di Roma Capitale, oggi all’esame del Parlamento, potrebbe rappresentare l’occasione per capire se e come questa richiesta troverà una risposta concreta.
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E’ giusto che vi stacchiate da zone come inizio Cassia, vigna Clara e collina Fleming , Tor di quinto così finalmente torniamo
ad essere considerate zone semi centrali come è giusto che sia , al pari di altre zone ben più distanti di noi dal centro e non estrema periferia .
Forse sarebbe più logico accorpare inizio Cassia sino a via dei Due Ponti, Vigna Clara, Fleming e Tor di Quinto con il II municipio.
Dal punto di vista deli collegamenti, pulizia delle strade, verde pubblico e servizi pubblici (ASL, uffici del municipio ecc.) tutto il XV municipio può considerarsi periferia estrema. Noi di Fleming e Vigna Clara del centro abbiamo soprattutto gli aspetti negativi come il traffico, la mancanza di parcheggi e la cattiva qualità dell’aria.
Tema sempre attuale, e complesso al tempo stesso, quello del decentramento. Non c’è dubbio che i municipi di cintura della capitale presentino aspetti molto eterogeni sotto ogni punto di vista (territoriale, sociale, urbanistico e infrastrutturale) rispetto a quelli più interni alla città. il XV poi ha al suo interno una realtà come Cesano, che si configura più come uno dei tanti comuni della provincia (Formello, Campagnano Anguillara) che non come quartiere di una capitale. Così come nel XV Municipio insistono insediamenti, risalenti all’epoca della riforma agraria della seconda metà del 900 ( Borgo S. Isidoro, Malborghetto, Prato della Corte), con peculiarità, carenze e disservizi specifici( vedasi problema delle strade e degli acquedotti). Parlare solo di decentramento si o no è giustamente riduttivo, in quanto molto dipenderebbe da come verrebbe effettivamente realizzato E con quali e quante risorse. A tutto ciò aggiungerei però anche l’altro aspetto, spesso dimenticato: ad un innalzamento di poteri, risorse e responsabilità anche di programmazione, dovrà anche corrispondere l’innalzamento della classe politica locale, per affrontare e gestire al meglio con oculatezza e visione la nuova sfida.
La frazione di Cesano, che ha più di diecimila abitanti, potrebbe tranquillamente staccarsi e costituire un comune autonomo, ma forse non ne ha la convenienza: Ciampino ha dalla sua l’aeroporto e la prossimità al GRA, Fiumicino vanta la presenza dello scalo Leonardo da Vinci, Cesano su cosa può contare?