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    Facebook, tra banalità e domande senza cercare

    Dai “chiedi a tua madre” al gruppo Facebook di quartiere: come abbiamo smesso di cercare da soli

    facebook banalità e domande
    ArsMedica

    Scavalcati di un bel po’ gli “anta”, e non dico quali, i pensieri iniziano a somigliare al traffico sul raccordo anulare nell’ora di punta. Si accavallano, rallentano, ripartono. E spesso prendono la direzione del passato, dove l’amarcord regna sovrano.

    Così tornano alla mente certe frasi che, nell’Italia in bianco e nero degli anni ’60, ogni padre pronunciava con naturalezza: “Chiedi a tua madre!” e “Ti ho comprato l’enciclopedia, usala!”.

    Qualunque fosse la domanda — dalla storia al pallone, fino a un problema di scuola — la risposta era quella. Niente di complicato, ma sufficiente a indirizzare, a responsabilizzare, a spingere a cercare da soli.

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    Oggi, invece, basta fare un giro sui gruppi Facebook di quartiere per imbattersi in un campionario ormai quotidiano:
    Scusate, sapete se domani apre l’ufficio postale?
    Qualcuno sa se domenica mattina quel supermercato fa il 20%?
    Devo fare la carta d’identità elettronica, dove si fa? Grazie a chi risponde.”
    E poi l’intramontabile: “Un idraulico bravo, onesto e che non costi troppo?

    Può cambiare il mestiere, ma l’“onesto” nella richiesta c’è sempre.

    A quel punto la domanda viene quasi spontanea: dove li mettiamo questi?
    Perché la sensazione è che i social — e Facebook in particolare — stiano cambiando natura. Meno piazza di discussione, meno arena di scontro, e sempre più una sorta di nuove “pagine gialle” dell’esistenza quotidiana. Un luogo dove si chiede tutto: chi siamo, dove andiamo, ma soprattutto… cosa dobbiamo fare domani mattina.

    Una banalità? Forse.
    Una coincidenza? Può darsi.

    Eppure è difficile non sorridere — e allo stesso tempo riflettere — leggendo domande come: “È vero che ieri a quest’ora era la stessa ora di oggi a quest’ora?

    Sembra una battuta, ma non lo è. È il segno di qualcosa che sta cambiando.

    Cambiano i tempi, cambiano i padri, cambiano i riferimenti. Ma resta un dato che colpisce: sempre più spesso rinunciamo a cercare una risposta da soli.
    Non apriamo un sito, non verifichiamo una fonte, non facciamo uno sforzo minimo di ricerca.

    Chiediamo. Sempre. Comunque. A chiunque.
    Non è solo pigrizia.
    È diventata abitudine.

    Una delega continua del pensiero, come se qualcuno — nel gruppo — dovesse avere per forza la risposta pronta al posto nostro.

    E così, senza quasi accorgercene, Facebook è diventato il nuovo vocabolario. Con una differenza sostanziale, però: il vocabolario dava risposte. Facebook dà opinioni.

    E forse il punto non è che non sappiamo più le risposte. Forse è che abbiamo smesso di farci le domande giuste.

    Claudio Cafasso

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