Home ATTUALITÀ “I delitti della Vergine” di Daniela Alibrandi, giallo a Fontana di Trevi

    “I delitti della Vergine” di Daniela Alibrandi, giallo a Fontana di Trevi

    fontana di trevi
    Galvanica Bruni

    Il commissario Riccardo Rosco e Daniela Alibrandi, un indissolubile binomio. La narratrice di Cerveteri con i “I delitti della Vergine” fa tornare il superpoliziotto a Roma, dopo aver trascorso un periodo di pausa a Firenze.
    “I delitti del Mugnone” è il frutto del lavoro di investigazione del commissario all’ombra della Cupola del Brunelleschi e nella capitale Rosco ritrova gran parte della sua squadra.

    “I delitti della Vergine” è il sesto giallo di Alibrandi con Rosco protagonista. Come tutti gli altri ambientato nella sonnacchiosa Roma degli anni ’80, all’epoca delle fotocopie, della carta carbone, delle macchine da scrivere e delle ricetrasmittenti.

    Tutto affidato all’intuito e alla capacità di analisi degli uomini e delle donne del gruppo. Il ritorno a Roma è burrascoso; il commissario, preoccupato per le condizioni di salute della moglie Marilena, è immediatamente messo al lavoro su un caso che preoccupa i vertici del Viminale: la scomparsa, senza lasciar traccia di alcune adolescenti, che non hanno alcunché in comune tra loro.

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    Un’indagine che si rivela subito in salita. Il commissario che ritrova Corrado Malvani e Gisella Porzi tra i suoi più stretti collaboratori, è angosciato dalla sorte delle tre ragazzine, Marina, Valeria, Diletta; nello sguardo un’ombra permanente che riguarda sua moglie, la mamma di suo figlio, Robertino.

    Il nuovo caso firmato da Alibrandi si dipana tra le bellezze della capitale di cui Rosco è un cultore, le indagini sulle scomparse, le conversazioni con gli uomini e le donne della squadra, della quale di diritto fa parte anche il medico legale Riccardo Mirabassi, collega, amico e confidente del commissario.

    Rosco non fa in tempo ad affacciarsi sulle commoventi bellezze di Roma che nell’acqua limpida della Fontana di Trevi compare il cadavere di una giovanissima. Ha trascorso qualche tempo in acqua e si fatica a recuperare dal cadavere qualche traccia. Si tratta di Diletta, nelle ultime ore della sua breve vita da studentessa alle prese con una ricerca scolastica sui misteri degli acquedotti romani.

    Ed è proprio dalle ricerche nelle biblioteche cittadine che muove i primi passi l’inchiesta del commissario. La strada imboccata si rivelerà quella giusta, ma ci sarà un’altra vittima, la quattordicenne, Michelina, abile disegnatrice e amante dell’arte. Anche lei scompare per riapparire cadavere. In città si diffonde il panico e Rosco viene messo alle strette. Una condizione che esalta le sue qualità investigative, che unite alle intuizioni di Porzi mettono l’indagine su un binario che a poco a poco dà i frutti.

    Accanto alla Roma di sopra così amata da Rosco, Alibrandi percorre i cunicoli e gli spazi della Roma di sotto, un dedalo di vie scavato nella roccia che nasconde misteri ed orrori. Particolarmente attratta dalla Roma al buio perché diversi suoi gialli sono ambientati nella Roma nascosta e tenebrosa del sottosuolo.

    Un mondo cupo in cui si muovono soggetti altrettanto foschi, enigmatici. Tutti alter ego del commissario, bravo, buono, empatico.

    “I delitti della Vergine” si legge tutto d’un fiato, alla ricerca  di una soluzione di un caso che sta mettendo in subbuglio la città  e la soluzione è un misto di competenze speleologiche, di antiche leggende, di contributi ingegneristici e di sapienza storica.

    In questo teatro si muovono le vicende delle ragazze vittime di una maniacale violenza e deliri di onnipotenza. Insomma, il lato oscuro che c’è nell’uomo: Alibrandi lo indaga, lo esplora, lo inquisisce e lo porta in superficie, svelandolo e facendo in modo che sia Rosco a risolvere le inquietudini che si celano dietro ai “Delitti”.

    Rossana Livolsi

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