
Con buona pace degli animali domestici, notoriamente terrorizzati dai botti di Capodanno, e con buona pace dell’ambiente – visto che le rilevazioni del 1° gennaio 2025 hanno registrato sforamenti oltre i limiti consentiti del PM10 in tutte le centraline -, a Roma il prossimo 31 dicembre sarà possibile far esplodere fuochi d’artificio impunemente.
Il tutto grazie a una recente decisione del Consiglio di Stato, che ha accolto l’appello presentato da alcune aziende pirotecniche sospendendo il divieto permanente introdotto dal nuovo “Regolamento di polizia urbana” del Comune di Roma.
La vicenda nasce mesi fa, quando l’Assemblea Capitolina aveva approvato un impianto più severo di tale regolamento rispetto al passato.
Stop alle singole ordinanze, il divieto nel regolamento
Sulla base del nuovo impianto del”Regolamento di polizia urbana” al Sindaco non sarebbe più stato necessario emettere una specifica ordinanza last minute, come quelle che ogni anno venivano emesse per coprire solo la notte di San Silvestro: il divieto era stato trasformato in una norma stabile, in vigore dal 1° dicembre al 31 gennaio di ogni anno.
L’obiettivo era tutelare la salute pubblica, mitigare l’impatto acustico su animali e persone, ridurre i rischi di incidenti e preservare aree sensibili come il centro storico.
Per il TAR era ok
Le aziende pirotecniche avevano subito impugnato quel provvedimento davanti al TAR del Lazio, lamentando un danno economico ingente e l’eccessiva ampiezza della restrizione.
I giudici amministrativi però, lo scorso ottobre, avevano respinto la richiesta di sospensiva, riconoscendo la prevalenza dell’interesse pubblico e la mancanza di un pericolo immediato tale da congelare il divieto.
Una linea chiara, che sembrava lasciare al Comune pieno margine per affrontare con una nuova severità il prossimo Capodanno.
Poi, la svolta
Il Consiglio di Stato ha invece ribaltato quella valutazione, accogliendo l’appello delle aziende e sospendendo il divieto capitolino.
Il testo integrale dell’ordinanza non è ancora stato reso pubblico, ma l’effetto pratico è immediato: la norma che vietava fuochi e petardi non è attualmente in vigore. Roma torna dunque sotto il regime della normativa nazionale generale, che consente la vendita e l’uso dei fuochi d’artificio, fermo restando il divieto di condotte pericolose e i limiti previsti dal codice penale.
Questo significa, in sintesi, che il Capodanno romano 2025-2026 non sarà quello immaginato dal Campidoglio: niente stretta, niente divieto prolungato, niente finestra “silenziosa” per animali e residenti.
E mentre il Comune valuta come muoversi — se tentare un nuovo provvedimento, se attendere l’udienza di merito, se rinunciare a intervenire — resta la fotografia di una città divisa tra la tradizione dei fuochi e la crescente consapevolezza dei loro effetti.
Gli impatti
Proprio su questi effetti si concentrano le maggiori preoccupazioni. C’è l’impatto sull’aria, documentato dalle centraline che ogni 1° gennaio registrano un’impennata di polveri sottili.
C’è la sofferenza animale, che riempie le bacheche dei veterinari e delle associazioni ogni volta che esplode un petardo. Ci sono i rischi per l’incolumità, tra feriti, incendi e botti illegali che ogni anno affollano i resoconti delle cronache.
Ed è su questo piano — più che su quello normativo — che si gioca il vero dibattito in città.
Una riflessione inevitabile
La sentenza del Consiglio di Stato non stabilisce se sia giusto o sbagliato festeggiare con i fuochi: dice soltanto che il divieto capitolino, così com’era formulato, deve essere sospeso in attesa del giudizio definitivo.
Ma Roma, al di là dei ricorsi, si trova di nuovo davanti a una domanda più ampia: è possibile immaginare un Capodanno che non lasci dietro di sé animali terrorizzati, residenti infuriati, aria irrespirabile e una lunga notte di sirene?
È possibile che una capitale europea faccia un passo avanti, trovando modalità di festa che non siano solo una brutta fotocopia del capodanno del ragioner Fantozzi?
Per ora, la risposta non la dà il diritto ma la realtà: il 31 dicembre, a Roma, i botti torneranno. Per molti sarà una festa, per altri un incubo. Con buona pace — ancora una volta — di chi sperava che questo Capodanno segnasse una svolta culturale prima ancora che amministrativa. (cc)
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