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Roma in affanno sulla raccolta differenziata dei rifiuti

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ArsMedica

L’ Italia fa piccoli ma continui passi in avanti sul fronte della gestione dei rifiuti, allineandosi progressivamente al resto d’Europa. Lo scrive il rapporto 2025 del dossier rifiuti di Cittadinanzattiva.

L’associazione registra un paese che ha ormai “raggiunto una maturità normativa ed operativa nel ciclo dei rifiuti ma che deve affrontare profondi divari territoriali, diseguaglianze tariffarie e una fiducia disomogenea nei confronti del servizio”.

Insomma, il sistema si adegua ed evolve, ma a velocità differenti.

Galvanica Bruni

Nel nostro Paese ciascun abitante produce poco meno di 500 chili di rifiuti l’anno, per l’esattezza 496. Con comportamenti diversi per area geografica.

Al settentrione dove il cittadino paga 290 euro di media, la raccolta differenziata è al 73%. Al centro se ne pagano 364 e la differenziata scende, al 62,3%. Nel mezzogiorno gli euro sborsati sono 385 e il servizio peggiora: la raccolta è infatti sotto al 59 per cento.

Nel Lazio e a Roma

E nel Lazio le cose vanno più o meno come nel meridione. I residenti nel Lazio pagano infatti 383 euro, con un aumento dell’1,8 per cento rispetto ai 376 del 2024.

La provincia meno cara è quella di Frosinone che sborsa 344 euro annui, Latina la più cara con 438 euro mentre a Roma se ne pagano 396. La raccolta differenziata resta stentata e ferma al palo, al 55,4 per cento, ben al di sotto della media di tutte le aree geografiche, e di quella nazionale al 66 per cento.

Frosinone e Latina hanno ridotto la produzione di rifiuti, mentre le altre province sono in crescita con la capitale ai vertici nazionali con 581,5 chili prodotti pro capite l’anno. L’Europa è un traguardo e ci sono pezzi d’Italia che lo stanno raggiungendo, Roma è invece in affanno.

Certamente il boom turistico ha un certo rilievo nella determinazione della quantità di spazzatura generata, più che in altre realtà, poiché per Roma si fa riferimento a milioni di visitatori che l’hanno attraversata per tutto l’anno giubilare, tuttavia la capitale fa fatica a ridurre i chili  scarti.

Un approccio più consapevole alle spese e al loro eventuale riuso darebbe un bel contributo ad una gestione matura e responsabile dei rifiuti.

Rossana Livolsi

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3 COMMENTI

  1. Al Fleming i cassonetti dell’indifferenziata sono delle discariche dove c’è dì tutto. Per molte persone purtroppo la raccolta differenziata è una seccatura, per non parlare di quelli che nonostante i vari cestini che sono stati messi ancora si ostinano a buttare i rifiuti per terra.

  2. Oltre all’assurda cifra di Tari che si paga a Roma, una vera rapina, oltre agli operatori Ama che non hanno molta cura dei cassonetti (durano un mesetto e poi sono da cambiare e mi pare costino 5000 euro l’uno), oltre ai rom che li tengono aperti con bastoni per frugarvi comodamente, senza richiuderli, oltre a quegli analfabeti funzionali che ancora buttano la plastica nella carte e viceversa, abbiamo pure cinghiali e gabbiani che spargono l’immondizia in mezzo alla strada…

  3. Qualche genio dell’AMA ha tolto da settimane il cassonetto dell’umido alla confluenza Nemea/Orti Farnesina invogliando tutti quanti (commercianti in testa) ad usare gli altri cassonetti per tutto (umido incluso)
    Inoltre segnalo che i nuovi cassonetti plastica e carta impediscono di portare quantità importanti (visto che non si aprono anche per motivi di sicurezza, rom ecc.) e di conseguenza avanti con il porre plastica/carta nel cassonetto dell’indifferenziata che è molto più semplice.
    Credo che fino a quando non si passerà alla raccolta condominiale (come fatto in altre città Milano per esempio) e con salata multe a chi sgarra, togliendo i cassonetti dalle strade non si verrà mai purtroppo a capo di nulla

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