
La città di cristallo, bella fuori e fragile dentro. Così la Caritas descrive la capitale nel suo tradizionale rapporto sulla povertà a Roma, anno 2025. 128 pagine che fotografano una città dai mille volti ed altrettante identità.
Sicuramente in crescita nei livelli generali di benessere – Giubileo e PNRR hanno molto contribuito alla crescita di redditi familiari ed occupazione – ma impoverita nella coesione e nella condivisione sociale. Una comunità diseguale tra centro e periferie, tra generi, tra classi di età, tra proprietari e no.
Il reddito
Il reddito medio pro capite cittadino è balzato a 31.316 euro – in Italia è fissato a 24.830 – ma quasi il 16 per cento dei residenti è a rischio povertà, in una grave deprivazione abitativa (6,9%) e aumenta il lavoro povero – 8,5% – segno che non basta più l’impiego per potersi considerare “in salvo”.
Dati che contrastano con quello che indica la città con un rischio-povertà inferiore (12,7%) rispetto alla media del paese (20,1%). A conferma della natura complessa dello sviluppo cittadino, segnato da profonde contraddizioni.
Realtà diseguali che colpiscono in maniera differente le varie “parti” della metropoli: quinto, sesto, settimo e decimo sono i municipi segnati dalle maggiori difficoltà economiche e sociali. Aree dove il reddito del secondo municipio – il più alto della Capitale – scende della metà o più. Ossia, si precipita dai 45mila ai 19mila, dove i giovani sotto i 30 anni dichiarano 11mila euro di sopravvivenza.
Inquietudini sociali che si trasformano in rancore, intolleranza, frustrazioni che colpiscono più frequentemente le fasce periferiche della capitale dove si insinuano veri e propri fenomeni di intolleranza complici della povertà economica, educativa e culturale.
Un disagio in cui si “smarrisce l’anima comunitaria di Roma”. Per invertire la rotta, scrive la Caritas, “serve un impegno condiviso fatto di corresponsabilità e partecipazione”.
Il lavoro, realtà precaria
La capitale ha un’elevata quota di lavoro agile – 25,2%, il doppio della media nazionale – testimonianza di una città moderna e flessibile; d’altra parte, quasi un quinto dei lavoratori è a tempo determinato da oltre un quinquennio e il 13,5% percepisce bassi salari, o è in part time involontario (11%).
Tutti segni di una realtà frammentata e precaria, fortemente segnata dall’insicurezza di lunga durata.
L’emergenza casa
Sono 114 mila i nuclei familiari sovraesposti al rischio di grave disagio abitativo e 22mila quelli in grave emergenza. 22.162 sono i senza casa e senza dimora, censiti dall’Istat nell’area metropolitana di Roma.
L’emergenza casa si è ulteriormente aggravata con l’esplosione del fenomeno degli affitti brevi: in dieci anni il tessuto urbano del 1° municipio è stato completamente stravolto perdendo il 38 per cento della popolazione residente a favore di quella di passaggio.
La povertà educativa e quella sanitaria
La povertà educativa è l’altra faccia di quella economico-sociale, colpisce in misura massiccia i figli degli immigrati, accentuando fortemente il rischio di esclusione e marginalizzazione. La dispersione scolastica è tornata ad essere fenomeno preoccupante.
Il 2,3% della popolazione romana non raggiunge la licenza media. Il 10,7% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni appartengono alla fascia dei NEET (non studiano, né lavorano) e in alcune zone della città- Grottarossa Ovest, Magliana, Santa Palomba- si supera tranquillamente quota 30 per cento.
La povertà sanitaria, specie quella mentale, è altro fenomeno in larga espansione nella capitale. Cresce il numero delle persone colpite da fragilità psichiche, ma diminuiscono i servizi a disposizione, compresi quelli territoriali.
Il boom del gioco d’azzardo
L’altra faccia del disagio psichico è il boom del gioco d’azzardo, di cui Roma è capitale indiscussa. Nel 2024 sono stati spesi 8,3 miliardi in più rispetto al 2023, ossia 600 milioni sottratti al benessere delle famiglie e indirizzato ad ingrossare il portafoglio delle famiglie malavitose oltre che il conto corrente dell’Agenzia delle Entrate.
Un sistema che alimenta le entrate dello Stato – per il gioco legale- e i patrimoni dei clan. Ma soprattutto alimenta povertà, indebitamento, solitudine, dipendenze, isolamento.
Per contrastarlo- avverte Caritas- servirebbero alleanze educative e reti di prevenzione che invece latitano. Così come latitano le opportunità per chi è ospite dei penitenziari o li ha frequentati e non riesce ad affermarsi nel mondo libero.
Ascoltare la città invisibile
Caritas invita a mettersi in ascolto della città invisibile, quella dei marginali, degli sconfitti, dei deprivati, dei discriminati ed è quello che l’associazione fondata da Don Di Liegro ha fatto e fa: nel corso del 2024 ha “ascoltato” 24.796 persone.
Intercettate lungo i percorsi del disagio, della sofferenza; residui di cittadinanza che si incontrano nei centri di ascolto, nelle parrocchie, per strada. A queste persone sono stati offerti aiuti materiali, accoglienza, supporto abitativo, azioni di orientamento al lavoro, ospitalità e mense mettendo a disposizione la cassetta degli attrezzi della Caritas diocesana.
E a proposito delle mense: nel 2024, il 32, 5% degli ospiti le ha frequentate per la prima volta; mentre il 54% le frequenta da anni, segno di una povertà ormai cronica. La nazionalità più rappresentata è l’italiana, seguita dalla peruviana, (una comunità in forte crescita a Roma con profili fortemente critici) con ospiti comunque provenienti da 127 paesi diversi. La fascia d’età più presente quella tra i 26 e i 45 anni (oltre 42 %).
La città di cristallo è bella e fragile, l’invito della Caritas è quello di non lasciare in ombra le fragilità ma portarle alla luce del sole. Per occuparsene e preoccuparsene.
Rossana Livolsi
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