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    Il “Cavallo pazzo” di Larry McMurtry

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    Galvanica Bruni

    Dopo la “quadrilogia del West” che fruttò a Larry McMurtry il Premio Pulitzer per “Lonesome Dove”, era logico pensare che  non sarebbero più apparse in Italia opere del celebre autore morto nel 2021.

    E invece la Casa Editrice Einaudi oggi ci regala inaspettatamente un incredibile libro pubblicato negli USA nel 1999 dal titolo “Cavallo pazzo”. Non si tratta di un romanzo ma di una breve biografia di uno dei più celebrati capi indiani.

    Il pregio di questo libro, scritto nello stile asciutto di McMurtry, è che non c’è nessuna concessione alla fantasia; nell’immaginario collettivo Cavallo Pazzo è stato sempre considerato il sanguinario capo Sioux che sconfisse il Generale Custer nella battaglia di Little Big Horne.

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    Nella realtà non fu affatto un capo (tra i nativi americani non esisteva una figura di “capo” come noi la intendiamo in campo politico e militare) e nella famosa battaglia che provocò la distruzione del celebre 7° Cavalleria ebbe lo stesso ruolo di tanti altri celebri “capi”.

    McMurtry attenendosi strettamente alla documentazione storica ma anche al buon senso sfata il mito del “capo sanguinario” senza demolire però la straordinaria figura di guerriero indomito ma anche schivo e generoso.

    Il personaggio che emerge da questo libro non è quello del “grande condottiero” ma piuttosto ci riconduce alla figura degli eroi omerici, tanto gloriosi quanto sfortunati.

    Tutto il libro infatti è pervaso da un palpabile senso di malinconia che nasce più che altro dal constatare il meschino comportamento che ebbe il Governo degli Stati Uniti nel trattare la “questione indiana” di cui Cavallo Pazzo fu una delle tante vittime.

    La sua morte avvenne nel 1877 all’interno di una “agenzia indiana” e per mano di un soldato bianco che lo ferì mortalmente con un colpo di baionetta: Cavallo Pazzo era disarmato e si era consegnato spontaneamente agli uomini del Generale Bradley (che non lo volle vedere neppure da morto).

    Tutta la “Storia” è costellata da grandi ingiustizie e da celebri assassini ma questa vicenda, così come ce l’ha raccontata McMurtry lascia l’amaro in bocca perché in contrasto con i tanti racconti spacciati per veri:  in fin dei conti si trattava solo di un uomo libero che voleva vivere da uomo libero.

    Francesco Gargaglia

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