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    ‘La scelta’ di Sigfrido Ranucci

    Sigfrido-Ranucci
    ArsMedica

    Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Al nostro collega, nel recensirei il suo ultimo libro,  esprimiamo piena solidarietà.

    Sigfrido Ranucci, giornalista, 63 anni, dagli anni ’90 lavora alla Rai come inviato e autore di programmi di informazione. Dal marzo del 2017 conduce il programma televisivo Report. Di lui non si può dire altro che è uno di quegli uomini che coincidono in modo assoluto con il lavoro che si sono scelti.

    Assieme alla sua équipe di Report – programma televisivo amatissimo e odiato, uno dei baluardi del giornalismo d’inchiesta in Italia – ogni giorno si dedica a vagliare informazioni, collegare eventi, ascoltare voci per decidere come raccontare le notizie che qualcuno vorrebbe rimanessero sotto silenzio.

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    La forza di Report è nella semplicità della scelta: offrire ai cittadini il romanzo crudo dei fatti attraverso un rigoroso lavoro di ricerca, anche quando la strada è irta di pericoli che toccano le vite personali dei giornalisti.

    Nel suo ultimo libro, La scelta, per la prima volta Ranucci racconta il cammino che lo ha condotto sin qui.

    Lo fa scegliendo alcune inchieste fondamentali di cui svela i retroscena, ma anche evocando figure – come suo padre, atleta e finanziere di grande carisma, e il suo maestro Roberto Morrione, fondatore di Rai News 24 – che hanno forgiato in lui la capacità di portare fino in fondo ogni scelta:

    Perché fare giornalismo sul campo significa prendere decisioni che cambiano per sempre il corso delle cose, in senso intimo e collettivo.

    Da queste pagine emerge l’autoritratto coraggioso di un uomo che, nonostante la pressione costante della realtà nei suoi aspetti più duri, non cede al cinismo, non smette di chiedersi e di chiederci: “Qual è la scelta giusta?”. E di trovare ogni volta la risposta, per rispettare la promessa che lo lega a un pubblico che ha ancora a cuore la legalità e la giustizia sociale.

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    5 COMMENTI

    1. L’episodio di esecrabile violenza non deve essere l’espediente per aggiungere un’altra ingiustizia: Ranucci da giornalista corretto non doveva chiedere come “compensazione” di annullare le querele ricevute per diffamazione. La correttezza umana e professionale impone i distinguere nettamente i due aspetti altrimenti si creerebbe un precedente anticostituzionale in quanto il potere giudiziario dimostrerebbe che la legge non è uguale per tutti.

    2. Egregio/a Taty, non è stato lui a chiederlo, non si sarebbe mai permesso e lasciarlo intendere non è corretto.
      Quanto lei dice è stato proposto da Francesco Storace. Un bel gesto al quale i suoi amici di destra non hanno dato ascolto. Stia bene.

    3. La presunzione che io sia destra è come presupporre che le Inchieste di Ranucci sono al di sopra di ogni giudizio che è una posizione pericolosissima contro lo strapotere dei media. Ripeto sono i giudici a decidere se le sue Inchieste sono veritiere non la sua parola che vale quanto quella degli altri giornalisti. Né più né meno. La cosa più importante per Ranucci è che trovino al più presto il colpevole per avere una vita serena e porsi quindi al giudizio dei magistrati come qualsiasi cittadino.

    4. E chi ha detto che lei, egregio/a Taty, è di destra ? Non certo io. Lei ha equivocato le parole “suoi amici”, volevo dire suoi di Storace non suoi “suoi”, mi consenta il calembour. Stia sempre bene.

    5. Al solito come in ogni vicenda si cerca di far emergere a fronte di una “sinistra” corretta, onesta e amante della verità una “destra” bugiarda, disonesta e violenta. Ricordo a tutti che la SUB-CULTURA del tifo calcistico (o di qualsiasi altro sport) non ha e non potrebbe mai avere un qualsivoglia rapporto con quelle che sono le cosidette idee di “destra” (è come sostenere che il gruppo di tifosi che si faceva chiamare “Fedayn” erano dei sostenitori del popolo palestinese…)

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