
C’è una grande differenza tra ironia e satira, specie la satira dei nostri giorni quasi sempre acida. L’ironia, no: l’ironia è bonaria e allegra e anche quando affronta i casi tragici della vita lo fa con il sorriso sulle labbra.
È il caso della poesia in dialetto romanesco dove in modo scanzonato e a volte irriverente l’amore, la politica, la vita stessa viene beffata con quella leggerezza che è carattere distintivo dei romani.
Nella musicalità del vero dialetto romanesco (che non ha nulla a che vedere con il modo di parlare di oggi, un po’ “coatto”) l’ironia, bonaria e a volte graffiante ma mai volgare, trova la sua massima espressione.
È quello che emerge dai trentadue “sonetti” che Lorenzo Paolini ha scritto e raccolto in un piccolo volume illustrato dal titolo “Un po’ per celia…un po’ pe’ ragionà”.
Chi ama la poesia in dialetto romanesco, soprattutto quella di Trilussa, in Paolini ritrova
tutti gli elementi di questa tradizione letteraria: nei sonetti non mancano elementi fondamentali come l’amore e il tradimento, i politici e la politica, gli animali ma anche temi importanti come il destino o la religione ma sempre affrontati con quella visione leggera e in fin dei conti positiva dell’esistenza umana.
Tra i 32 sonetti ce n’è uno in particolare che colpisce per il modo in cui Paolini, da buon romano, si raffronta con la morte: “Se morissi…”: nessun rimpianto ma anzi l’orgoglio per le cose avute e bruciate ma soprattutto per la consapevolezza di essere stato in vita tanto amato…
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L’autore
Nato, cresciuto e vissuto a Roma Nord, Lorenzo Paolini (classe 1944, pubblicitario, informatico, editore e pubblicista) ha scritto per numerosi giornali e riviste articoli e saggi di carattere storico, politico e religioso ed è stato il fondatore e l’editore, per oltre 15 anni, della rivista di cultura economica “FinMag” e del magazine culturale “Forum”.
Ha pubblicato su Amazon, dove sono tuttora disponibili, il suo saggio storico “Se Gesù se lo fosse immaginato” (dove fra l’altro si dimostra come sia impossibile che S.Pietro abbia potuto mai mettere piede a Roma) e il romanzo storico “L’Apostata” che narra la storia dei travagliati anni che segnarono il passaggio nel mondo romano dalla restaurazione pagana al ritorno del cristianesimo.
Francesco Gargaglia
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