Home AMBIENTE Serve una cultura dell’emergenza, ora più che mai

Serve una cultura dell’emergenza, ora più che mai

natisone
Galvanica Bruni

La tragica vicenda che ha visto tre giovani travolti da un’onda di piena del fiume Natisone dovrebbe, una volta per tutte, aprire gli occhi a chi si ostina a parlare ancora di “emergenze” dovute al clima che “sta cambiando”. Il clima è già cambiato.

Lo sappiano da anni così come sappiamo che le conseguenze di un “alluvione” possono essere drammatiche e che non esistono nel nostro territorio aree totalmente sicure.

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Le tragedie gravissime che da anni investono il nostro paese sembrano non aver insegnato nulla a chi ha il compito di gestire  il territorio e la sicurezza di chi ci vive. Dopo decenni di alluvioni, inondazioni, frane, smottamenti ancora manca quella “cultura dell’emergenza” che invece è fondamentale.

La vicenda di Premariacco è la dimostrazione evidente di come la mancanza di una “cultura dell’emergenza” sia tra le cause di tragedie gravissime.

I tre ragazzi hanno raggiunto il greto del fiume Natisone quando il livello delle acque era del tutto normale e il sole splendeva in cielo; eppure su tutta la zona gravava uno “Stato di Allerta Giallo” che in realtà implica esondazioni improvvise dei corsi d’acqua,  rapido innalzamento dei fiumi con la conseguenza di sottopassi, tunnel, seminterrati e pianterreni allagati, smottamenti, colate di fango, caduta di massi, fulminazioni.

Se a questi ragazzi a  tempo debito fossero state impartite le giuste istruzioni probabilmente si sarebbero tenuti lontani da un fiume che nel giro di pochi minuti ha moltiplicato  per 50 la sua portata.

Fino a quando in questo paese ci si limiterà a piangere lacrime di coccodrillo anziché istruire la popolazione (a cominciare dai giovani) sui gravissimi rischi provocati dal cambiamento climatico, allora continueremo a contare i morti: morti affogati in un tunnel allagato, portati via dalla corrente di un fiume, sorpresi nelle cantine o garage allagati, travolti nel tentativo di portare in salvo l’autovettura.

Nei paesi del Nord Europa, dove neve, gelo e nebbia sono un pericolo serissimo ai bambini delle scuole elementari si insegnano le tecniche di sopravvivenza.

Purtroppo non ci si è ancora resi conto che di fronte al cambiamento climatico  che non può essere in nessun modo fermato, solo la “cultura dell’emergenza” può essere il modo per salvare vite umane.

Insegnare nelle scuole, a cominciare dalle medie, quali sono i rischi e i comportamenti da adottare in caso di un alluvione, di una frana, di un vasto incendio o di un terremoto è l’unico modo per sperare di salvare un giorno delle vite umane.

I bollettini meteo e le “allerta” della Protezione Civile non sono più sufficienti; ogni cittadino italiano a partire dai 12-13 anni deve essere istruito su quelli che sono i pericoli legati al cambiamento climatico e a farlo, senza più perdere tempo, deve essere lo Stato attraverso le sue numerose istituzioni.

Francesco Gargaglia

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