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    “Nazisti a Cinecittà” di Mario Tedeschini Lalli

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    Galvanica Bruni

    Questo è un libro molto interessante, lo ha scritto Mario Tedeschini Lalli, giornalista romano e storico contemporaneista di formazione e racconta una storia veramente incredibile.

    La storia di Karl Hass e Borante Domizlaff, due ufficiali nazisti, che spararono alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, sulle teste di innocenti, i quali, nel dopoguerra italiano, non solo rimasero sostanzialmente impuniti, ma finirono per lavorare nel cinema.

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    Hass sotto falso nome, Domizlaff addirittura con il suo vero nome, lavorarono come comparse e comprimari (con battute) in film importanti o importantissimi del cinema italiano come “La vita difficile” di Dino Risi (1961) o La Caduta degli Dei di Luchino Visconti (1969) e in diversi altri film, quasi sempre impersonando se stessi, cioè crudeli nazisti all’opera.

    Come ciò sia potuto accadere – e soprattutto rimanere sconosciuto a tutti – è per l’appunto oggetto del minuzioso lavoro di Tedeschini Lalli che per Nutrimenti ha messo insieme una lunghissima ricerca che in alcuni momenti assume i toni di una spy-story.

    E in effetti Karl Hass, per esempio, riuscì per molti anni a vivere liberamente e in una certa agiatezza, sempre in Italia, grazie al lavoro di spia per gli americani e i servizi occidentali che lo utilizzavano per avere informazioni – da lui fornite col contagocce – riguardanti altri camerati cui si dava la caccia.

    Ma ancora molto più importante che la protezione dei servizi stranieri, per Hass, Domizlaff e l’altro camerata nero Anton Bossi Fedrigotti, loro sodale, fu la rete messa in piedi dal neofascismo italiano post-liberazione e dagli ex repubblichini di Salò, ben organizzata, e con livelli di complicità nel mondo della destra cattolica romana, dei giornali, delle ambasciate, rete di cui Mina Magri Fanti era la coordinatrice e il generale Herbert Kappler – riuscito a fuggire dall’ospedale militare del Celio dentro una valigia – una specie di nume tutelare.

    Ciò nonostante, come abbiano fatto registi come Luchino Visconti o Risi o sceneggiatori come Rodolfo Sonego, o attori come Alberto Sordi a non sapere che stavano recitando insieme a vere SS, a veri membri della Gestapo, impuniti per i loro crimini, e ben remunerati dalle case di produzioni cinematografiche resta un mistero, spiegabile in parte soltanto col clima disinvolto e iperproduttivo della Cinecittà di quegli anni, in cui anche i semplici controlli anagrafici (per le comparse ad esempio) erano quasi del tutto assenti.

    Tra le pagine del saggio di Tedeschini Lalli riaffiorano tutti i fantasmi del neofascismo italiano del dopoguerra, tra cui quel Junio Valerio Borghese, autore del famoso tentativo di golpe militare da operetta l’8 dicembre del 1970.

    L’autore ha sentito personalmente tutti i testimoni ancora vivi, i figli, le mogli, i nipoti, ha setacciato gli archivi di stato e le pellicole incriminate, fotogramma per fotogramma, ricostruendo una storia destinata a restare nell’oblio.

    Oblio che del resto Karl Hass, ad esempio avrebbe mantenuto la tranquilla impunità – mai un moto di coscienza, se non di pentimento – fino alla fine, se il suo nome non fosse riemerso dal buio subito dopo la cattura di Erich Priebke (anche lui ha vissuto a piede libero per decenni, continuando tranquillamente a viaggiare tra l’Argentina e l’Italia).

    Il clamore intorno alla vicenda di Priebke portò a indagare su che fine avessero fatto i suoi colleghi ancora vivi. Fu così che si arrivò a Hass, il quale prima partecipò in aula come testimone, e poi si ritrovò sul banco degli imputati, condannato.

    Ma era già troppo anziano per scontare una vera condanna: uscì dopo pochi anni e concluse tranquillamente la sua esistenza in una villa ai Castelli Romani, a 82 anni.

    Insomma, questa potrebbe essere chiamata senza sbagliare, la “Zona d’interesse italiana” e bisogna ringraziare l’autore e l’editore per averla resa viva, perché qualcuno o tutti continuino a ricordarla.

    N.B.: per la cronaca, sulla copertina del libro la foto della scena in cui Alberto Sordi ne “Una vita difficile” viene minacciato dal “vero” nazista Borante Domizlaff (uno degli assassini delle Fosse Ardeatine), comparsa e comprimario nel film..

    Fabrizio Falconi (fabriziofalconi.blogspot.com/)

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