Home ATTUALITÀ Prima Porta, muore in casa dopo essere stato dimesso dall’ospedale

Prima Porta, muore in casa dopo essere stato dimesso dall’ospedale

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Ha forti dolori al braccio e al torace, va al pronto soccorso e dopo un elettrocardiogramma che non evidenzia alterazioni gli viene assegnato un “codice bianco”. Torna a casa ma il dolore persiste fino ad esplodere a notte fonda. I familiari chiamano il 118 ma quando arrivano i sanitari è in fin di vita e i vari tentativi di rianimazione non producono alcun effetto.

Alessio Sconza, 33 anni, è morto così, inspiegabilmente. A far luce sulle cause del decesso sarà l’autopsia che martedì verrà svolta nel Policlinico Gemelli come disposto dalla Procura che ha avviato le indagini sulla vicenda.

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Scenario della tragedia il quartiere di Prima Porta dove Alessio vive con la sua compagna e tre figli. A poca distanza vivono i suoi genitori.

Giovedì 28 marzo si sveglia con forti dolori al braccio sinistro e al torace, l’antidolorifico non fa effetto e così si reca dal medico di base che lo consiglia di recarsi subito in ospedale.

Nel primo pomeriggio Alessio si rivolge quindi al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pietro, sulla Cassia, dove – stando al referto che è stato acquisito dalla Polizia – gli viene effettuato un elettrocardiogramma che non evidenzia alterazioni e gli viene assegnato un codice bianco. Alessio torna quindi a casa ma verso le tre del mattino i forti dolori raggiungono l’apice. Vengono chiamati i genitori che accorrono e nel frattempo allertano il 118 ma quando i sanitari arrivano è troppo tardi. Provano per decine di minuti a rianimarlo ma non c’è più nulla da fare. Alessio è morto.

Con i sanitari arrivano anche agenti del XV Distretto di Polizia Ponte Milvio che poi, su disposizione della Procura, si recano al San Pietro per acquisire la cartella clinica. Alessio ha avuto un infarto? Ha avuto qualcosa di più? Poteva essere salvato? Sarà l’autopsia a stabilirlo.

In questi giorni Prima Porta si sta stringendo attorno ai familiari di Alessio, amato e noto soprattutto da quando, coronando un sogno, aveva aperto una pizzeria in via della Giustiniana 99.  Ora gli amici si stanno prodigando per sostenere la famiglia e hanno organizzato una raccolta di denaro segnalando che chi vorrà dare un contributo di qualsiasi entità potrà farlo al bar di via della Giustiniana 166.

Non si può morire così. Ci eravamo conosciuti da poco nel tuo locale. Mi parlavi dei sacrifici fatti, ma anche della speranza del futuro visto la qualità del tuo lavoro, che molti di noi hanno potuto apprezzare, i tuoi occhi trasparenti erano lo specchio della tua anima. Riposa in pace caro Alessio” si legge in uno dei messaggi di cordoglio lasciati su Facebook dove però c’è una persona cinica che non perde l’occasione per strumentalizzare in modo inqualificabile la tragedia scrivendo sotto la foto di Alessio: “un altro giovane ucciso dai vaccini”.

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