Home AMBIENTE “Tenga il resto”, ma in cibo non in denaro

“Tenga il resto”, ma in cibo non in denaro

Doggy-Bag
Galvanica Bruni

Negli USA funziona da decenni, in Italia giacciono due proposte di legge per renderla obbligatoria, ma ancora non sono decollate.

La capitale si porta avanti e sponsorizza – con il sostegno di diverse associazioni di categoria, dalla Fipe alla Fiepet e Slow Food e soprattutto la CIAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio) – una iniziativa che somiglia molto alla Doggy Bag americana. L’hanno chiamata “Tenga il resto“, ma funziona allo stesso modo.

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Gli sprechi alimentari nei ristoranti sono una vera emergenza oltre che una pessima abitudine: ogni italiano, e i romani non sono diversi, getta nella pattumiera un chilo di prodotti alimentari ogni tre giorni.  È stato calcolato dalla FAO che il cibo sprecato in Europa potrebbe nutrire 200 milioni di persone. E in America succede di peggio.

L’assessorato capitolino all’agricoltura intende quindi ridurre l’abitudine allo spreco e in collaborazione con ristoratori, commercianti e produttori di alluminio lancia la campagna “Tenga il resto”.

Si comincia con 300mila vaschette riciclabili e trasformabili fornite ai primi cento ristoranti che hanno aderito al piano per la diffusione di buone pratiche del recupero del cibo non consumato.

I clienti potranno così portare a casa il cibo avanzato; a disposizione anche un portale dedicato che consentirà agli esercenti di registrarsi e fare richiesta del kit composto per cominciare da 200 vaschette, cento buste per la consegna del contenitore e materiale informativo.

Roma fa in maniera volontaria il primo passo verso il Green Deal, in attesa che le due proposte di legge dormienti in parlamento, magari, rendano obbligatoria la Doggy Bag.

Rossana Livolsi

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