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    L’Avversario, romanzo-verità di Emmanuel Carrère

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    Il genio di scrittori come Emmanuel Carrère si riconosce anche dagli (apparenti) dettagli.

    E’ geniale, ad esempio ne “L’avversario” (pubblicato nel 2000 e suo primo grande successo), che la scoperta del significato del misterioso titolo avvenga nell’ultimissima pagina (e anzi, nelle ultime 3 righe).

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    La storia del libro è del resto così terribile e il meccanismo narrativo così efficace – perfetto – che il lettore si dimentica anche di chiedersi chi sia quell’avversario del titolo, pensando forse si riferisca al protagonista pluriomicida Jean-Claude Romand, mite e tranquillo borghese che in un giorno di gennaio del 1993, sterminò la sua intera famiglia: gli anziani genitori a colpi di fucile, la moglie con un mattarello, i due figli di 7 e 5 anni sempre a colpi di fucile; quasi strangolò l’amante parigina; e infine diede fuoco alla casa di famiglia, con i cadaveri dentro, sopravvivendo lui soltanto.

    In questo caso quindi si sarebbe portati a pensare: Romand “è” l’avversario: l’avversario della sua famiglia, e delle vite che ha distrutto per sempre.
    Ma alla fine del libro si ha la certezza che Carrère si riferisce a un “altro” avversario.

    Ed è l’Avversario (la maiuscola è opportuna perché si direbbe un avversario piuttosto ingombrante e presente, cioè personificato) DI Romand. Quello che è nella sua testa, o nel suo cuore, e che lo ha spinto non tanto al massacro finale, quanto a una intera vita vissuta nell’Ombra (anche in questo caso la maiuscola, pensando a C.G.Jung, è d’uopo).

    Romand infatti, da quando era un diciannovenne, e doveva iscriversi al secondo anno di medicina, ha mentito. Su tutto. Sulla sua intera vita. E per trent’anni ha ingannato tutti, comprese le persone che vivevano insieme a lui, che lo amavano, che erano la sua famiglia.  Nessuno ha mai sospettato nulla, è questo il vero nucleo della storia.

    L'avversario di Emmanuel CarrèreCome si può vivere una vita completamente doppia: non avere mai lavorato nemmeno 1 giorno della propria vita, non aver mai preso 1 stipendio nella intera vita, non aver mai passato 1 sola giornata dove gli altri credevano che lui la passasse, non aver mai investito 1 solo degli assegni che padre, madre, moglie, amici e perfino amante, gli davano perché lui li investisse in una inesistente banca, con inesistenti procacciatori di affari, mentre lui era un inesistente funzionario e un inesistente medico, prestigiosamente (e inesistentemente) assunto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra?

    Come si può ingannare tutti per 30 anni, senza che nessuno abbia mai un dubbio, senza che l’immenso castello di menzogne, anche solo per sfiga o circostanze sfavorevoli, non venga mandato all’aria da un banalissimo riscontro di pochi secondi?

    E’ questo il vero mistero della storia. Un mistero insondabile che, anche secondo Carrère, non può essere, in alcun modo, spiegato.
    E che forse soltanto nella evocazione di un Avversario (invisibile ma molto molto concreto), può rischiarare l’opprimente tenebra di un tale scialo di male.

    Per la cronaca, 24 anni dopo la pubblicazione del libro, Jean-Claude Romand, sta per tornare un uomo libero. Gli ultimi anni li ha passati in un monastero, sotto indiretta sorveglianza. Forse lì dentro ha provato ancora una volta a cercare tracce del “suo” Avversario. E chissà se l’ha trovato.

    Fabrizio Falconi (fabriziofalconi.blogspot.com/)

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