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A piedi da S.Maria della Portella all’Arco di Trevi

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Galvanica Bruni

L’itinerario che vi proponiamo è abbastanza lungo (circa 12 chilometri tra andata e ritorno) ma facile e piacevole e si snoda lungo quello che è “il Cammino di S. Antonio e di S.Benedetto”.

Ha inizio ai piedi dell’abitato di Trevi nel Lazio (facilmente raggiungibile con l’autostrada Roma-Napoli) e termina nei pressi di un antico arco in pietra databile II-IV secolo a.C.

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Il sentiero, che coincide con quelle che anticamente erano  le vie di transito per le merci tra la Campania e il Lazio, è abbastanza ampio e ben segnalato con un dislivello che non supera i 300 metri e permette di godere di bei paesaggi; se percorso in una giornata di sole è una piacevole esperienza adatta anche ai bambini (ovviamente si ritenuto troppo lungo se ne può percorrere solo una parte).

Arrivati in auto a Trevi si scende verso il fiume Aniene e si parcheggia nei pressi di Ponte S.Teodoro: si tratta di un antichissimo ponte romano sopravvissuto al tempo e alle numerose piene. Attraversato il ponte si prende il sentiero di destra che inizialmente segue il corso del fiume e poi lentamente comincia a salire, attraversando un ampio bosco di faggi.

In circa 30-40 minuti si arriva agevolmente all’edicola di S.Maria della Portella, un manufatto realizzato a protezione delle antiche popolazioni “trebane”. Si tratta di una piccola cappella ad arco con una immagine della madonna con accanto una campana che se suonata si ritiene sia di buon auspicio.

Il tetto della cappella, realizzato con travi e assi di legno nel 1800 riporta la firma del suo costruttore, tale Ciolli Giovanbattista e il disegno di un gambero di fiume che insegue un cavallo.

Dall’edicola si procede seguendo il sentiero 692C  fino alla Fontana di Capo d’Acqua e da lì si procede salendo lungo la Valle Marsicana e una sterrata fino all’Arco di Trevi, un arco di epoca incerta (tra il II e IV secolo a.C.) costruito in grossi blocchi di pietra calcarea incastrati tra di loro e privo quindi di malta, alto 6 metri e largo 4.

Restaurato e messo in sicurezza in tempi recenti, quasi sicuramente essendo un punto di passaggio obbligato, aveva la funzione di “dogana”. Lungo questa via, anticamente più ampia e priva ovviamente di vegetazione, transitavano infatti uomini, bestiame ma anche carri carichi di merci.

L’arco è la meta della nostra lunga escursione e pertanto per tornare al punto di partenza è necessario ripercorrere il sentiero in senso inverso.

Anche se le giornate si vanno allungando è bene, data la lunghezza dell’itinerario, partire presto;  in questo modo si avrà anche la possibilità di osservare il volo dei numerosi aironi che vivono lungo le sponde dell’Aniene: quando disturbati si alzano in volo isolati o in formazione seguendo il tracciato del fiume.

Se decidete di percorrere questo facile itinerario con dei bambini consigliate loro di portare delle bustine in nylon per la raccolta di “tracce”: piume, penne, aculei di istrice, pigne o noci sbocconcellate dai roditori. Sollecitateli anche nell’osservazione delle impronte o degli escrementi degli animali (cervi, cinghiali, volpi, lupi…) in questo modo oltre ad individuare la fauna presente in zona la camminata risulterà  molto più interessante.

Francesco Gargaglia

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