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Mostre, Rumore Bianco di Danilo Mauro Malatesta

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Galvanica Bruni

E’ lo Spazio Europa, in via IV Novembre, a ospitare il ciclo di immagini firmate da Danilo Malatesta dall’evocativo titolo, “Rumore Bianco“. Si tratta di interventi artistici sui dettagli del Ratto di Proserpina del Bernini. Quel bianco accecante dell’opera berniniana ha fermato per sempre l’immagine del Ratto della ragazza da parte di Plutone.

Malatesta ha lavorato attorno ai particolari, ai dettagli, ingigantendo il trauma della violenza e spaziando sulle lacrime copiose sulle guance della fanciulla. Il suo grido lacerante eppure soffocato. Inaudito. E poi le mani, grandi, da predatore sulla carne della giovane offesa ed imprigionata. Piegata. E l’ orrore per quella violenza, l’opposizione, la ribellione espressi nella spaccatura delle lastre di vetro delle ambrotipie. Le lastre ferite parlano a nome di chi non ci sta e non si volta dall’altra parte.

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La grande fotografia titolata “Triclinium pauperum”  corrisponde all’attualizzazione della mensa dei poveri istituita da papa Gregorio Magno a S.Andrea al  Celio. E riprende i dodici commensali, che sono poi i dodici apostoli, le dodici tribù di Israele, i dodici segni zodiacali, le dodici ore di buio e le dodici di luce.

Dodici sono anche le stelle sulla bandiera dell’Unione Europea, quella stessa Unione che ha promosso la campagna contro la violenza sulle donne #orangetheworld culminata il 25 novembre, in corrispondenza con il 75esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 10 dicembre.

Sul tavolo della mensa della grande foto non c’è’ cibo da condividere, bensì parole. Le parole del dialogo tra persone. Uomini e donne che attraverso il linguaggio delle mani si scambiano emozioni, passioni, dolori. E’ la condivisione umana ad una stessa tavola, alla quale è seduta l’umanità.

Non è la prima volta che l’arte entra nella sede della diplomazia – c’è’ un precedente, 38 anni anni fa – ma questo è un momento particolarmente delicato, con il frastuono della guerra che rimbomba nel cuore dell’Europa e ai suoi confini meridionali.

E con le guerre bisogna affrontare il tema biblico delle migrazioni, e delle integrazioni, la violazione massiccia dei diritti umani e l’offesa continuata al corpo e alla mente delle donne.

Le foto di Malatesta hanno una fortissima carica di denuncia e di passione. Riescono a rompere la tela del quotidiano, imponendo all’osservatore il punto di vista della storia. Visitabile dal 12 dicembre fino al 21, ingresso libero in via IV novembre 149.

Rossana Livolsi

 

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