Home AMBIENTE Esondazioni, rigurgiti, inondazioni: i fiumi non ce la fanno più

Esondazioni, rigurgiti, inondazioni: i fiumi non ce la fanno più

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Galvanica Bruni

Dopo una lunga estate siccitosa sono arrivate le piogge e niente va per il verso giusto; esondazioni (che poi sono la stessa cosa degli straripamenti), alluvioni, allagamenti, nubifragi, temporali autorigeneranti (più corretto di “bombe d’acqua”), tutto va sott’acqua e nella capitale a causa di un forte acquazzone le strade sembrano torrenti.

La solfa del “clima che cambia” sembra non soddisfare più nessuno e meno che mai chi abita nelle zone critiche; che ci sia qualcosa che non va lo abbiamo capito da tempo eppure nessuno sembra essere in grado di trovare una soluzione. Soprattutto la politica.

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Non è certo una novità che il territorio italiano sia per il 94% a “rischio idrogeologico” vuoi per la conformazione del paese che per le sciagurate condizioni in cui è stato ridotto tant’è che almeno un 20% è soggetto a rischio idraulico.

In un paese ricco di fiumi ma soprattutto torrenti ci siamo industriati negli anni ad imbrigliare e sbarrare ogni corso d’acqua e non soltanto noi: in Europa ci sono 1,2 milioni di “barriere” di ogni tipo che altro non fanno che provocare un accumulo di detriti la dove non dovrebbero. Qualcuno come la Spagna sta correndo ai ripari, noi neanche per idea.

Le opere compiute per decenni su ogni fiume e torrente hanno generato una situazione di grave pericolo; i fiumi sono elementi naturali che hanno trovato il loro equilibrio nel corso dei secoli e qualsiasi intervento non ponderato genera gravi squilibri.

Sbarrarlo, deviarlo, restringerlo, diminuirne o aumentarne la portata,  ricoprirlo di ponti, tombarlo sono tutte azioni in grado di  generare gravissime  conseguenze come accaduto in Emilia Romagna, regione ricca di fiumi, e come sta accadendo a Milano.

In appena 50 anni il Seveso è esondato solo 110 volte, praticamente 2 volte all’anno; ma si badi bene parlare di esondazione non è affatto corretto. Una “esondazione” si verifica quando a causa delle piogge intense un corso d’acqua si ingrossa ed esce dagli argini: nel caso del Seveso una parte del torrente è stato “tombato” ossia posto sotto il livello stradale a partire da Via Ornato. Quando a causa di forti acquazzoni il livello dell’acqua sale parte viene scolmata da un apposito canale ma la restante, satura il sistema salendo in superficie. Più che di esondazione allora bisognerebbe parlare di “rigurgito”.

Se l’esondazione e la conseguente inondazione delle golene (la golena è la zona di terreno pianeggiante che viene sommersa nei periodi di piena) sono dei fenomeni del tutto naturali (vi ricordate alle elementari quando ci facevano studiare l’importanza delle inondazioni del Nilo nell’antico Egitto?) non lo è più se gli alvei sono intasati dai sedimenti, se le sponde sono ricoperte da vegetazione disordinata, se le golene sono state urbanizzate e asfaltate, se gli affluenti dei fiumi non vengono periodicamente ripuliti…

Il grosso guaio è che tutte queste cose le sappiamo da moltissimo tempo eppure preferiamo ancora addossare ogni responsabilità al clima impazzito e agli acquazzoni fuori controllo.

La conseguenza è che siamo sempre “all’emergenza” e questo fa nascere il sospetto che le centinaia di miliardi spesi per riparare, malamente, i danni sono forse un affare migliore che operare in prevenzione.

Eppure le cose che si potrebbero fare, dal momento che non si può impedire alla pioggia di cadere, sarebbero tante: dalla manutenzione del territorio a fermare ogni ulteriore consumo di suolo; dalla costruzione di bacini di espansione al ricorso a sistemi di infiltrazione e all’adeguamento dei sistemi fognari; dall’abbattimento di opere che costituisco ostacolo al deflusso delle acque al ripristino della permeabilità dei terreni in prossimità dei corsi d’acqua. Opere costose? E’ assai probabile ma sicuramente meno onerose dei lavori fatti per tamponare le tante emergenze.

C’è infine un ulteriore aspetto che quasi sempre viene sottovalutato ovvero la contiguità tra il letto di un fiume e le falde acquifere; tra questi due corpi c’è un continuo scambio di acque. Favorire l’inquinamento di un corso d’acqua può comportare la compromissione della falda.

Campi abusivi, sfascia carrozze e discariche abusive sulle sponde del Tevere dovrebbero togliere il sonno ai nostri amministratori.

Francesco Gargaglia

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