Home ATTUALITÀ Bulfon: “La macro mafia sta conquistando il mondo”

    Bulfon: “La macro mafia sta conquistando il mondo”

    Intervista a Floriana Bulfon, autrice di Macro Mafia, la multinazionale dei clan che sta conquistando il mondo

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    Abbiamo imparato a conoscere Floriana Bulfon attraverso le sue inchieste. La giornalista friulana non scrive pezzi, realizza inchieste. Le indaga, scava, dipana le ombre: è una dei pochi giornalisti sopravvissuti allo tsunami che ha colpito la professione e consuma scarpe, taccuini e cellulari per andare a vedere cosa c’è oltre la siepe.

    Ha realizzato ore di inchieste TV, settimanali, quotidiani, documentari. Scrive per l’Italia, ma la pubblicano anche all’estero. Con i suoi libri e i suoi servizi ci ha spalancato il mondo sulla mafia capitolina, dal Mondo di Mezzo, ai traffici di quartiere e fu il libro Grande Raccordo Criminale.

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    Poi ci ha fatto il ritratto dei Casamonica, di cui ha pubblicato La Storia Segreta e l’epica della violenta ascesa di questo clan familiare.

    Non solo mafie nel passato professionale di Bulfon, c’è anche una graphic novel su Stefano Cucchi e due docufilm promossi da Unicef: Invisibili e Vite Sospese. E un altro documentario le è servito per ricostruire la vita, la scalata e la morte di Fabrizio Piscitelli,  con “L’ultimo giorno del Diablo“.

    Macro Mafia

    La sua ultima fatica, adesso in libreria, si chiama Macro Mafia, la multinazionale dei clan che sta conquistando il mondo.

    Floriana Bulfon si è infiltrata  nei nuovi santuari del crimine organizzato e in quasi quattro anni di lavoro ha prodotto una foto in movimento della realtà criminale internazionale. Un atlante delle mafie che rivela poteri, ambizioni, filosofia dell’antistato criminale.

    Tutto è cominciato per caso ma non per caso è arrivata a sfiorare il soffitto di cristallo della cupola globale che controlla i traffici illegali e sommersi negli anni venti del duemila. E ha scoperchiato l’indicibile.

    Un giorno seduta al bar di un tavolino con una mia fonte, questa mi rivela che un italiano, un irlandese, un bosniaco e un olandese governano il traffico di un terzo della cocaina che si muove e si consuma in Europa. Ed era tutto vero. Per anni ho investigato per scoprire questa sorta di Opec del narcotraffico. Che non solo controlla un terzo del movimento tossico nel nostro continente  con ricadute finanziarie enormi, – un giro d’affari da 400 miliardi di dollari, quasi come due PNRR –  ma fornisce il profilo della Nuova Mafia. Rapida, veloce nelle decisioni, a intensi collegamenti internazionali, muta al mutare delle circostanze, con grandi capacità di adeguarsi.

    I quattro broker della Macro Mafia hanno una struttura glocal. Ossia ha forte controllo territoriale ma è capace di sfruttare al meglio tutti i punti deboli della globalizzazione. Dagli investimenti nelle nuove frontiere dell’economia all’utilizzo delle tecnologie più sofisticate. Lavorano con telefoni  criptati e trafficano in criptovalute. E si muovono in una logica non verticistica, ma orizzontale. E grande riconoscimento alla logistica, perché chi è in grado di importare e lavorare un terzo della cocaina trattata in Europa, ha in mano la situazione nel continente.”

    I clan locali sono associati alla Macro Mafia?
    Ci sono dei clan locali che usufruiscono dei servizi di questi broker che fanno arrivare a destinazione qualunque merce- dalla droga al denaro, dalle armi agi esseri umani- venga richiesta dal mercato. Forniscono servizi chiavi in mano

    L’ operazione di qualche giorno fa di DDA, Gico e Sico che ha portato all’arresto di 33 persone: narcotrafficanti che ripulivano gli incassi della droga nelle attività commerciali dell’Esquilino  e dalla “lavanderia” poi i capitali fantasma venivano trasferiti in Cina. Risponde al canovaccio del tuo libro?
    Perfettamente. Le organizzazioni criminali cinesi trafficano in denaro in maniera crescente. E non solo per riciclarlo , ma sono fornitori di cash, contante ai clan locali. Da noi ad esempio, la ‘ndrangheta. Fanno viaggiare i capitali senza spostarlo fisicamente, ma trattandolo virtualmente: è il cosiddetto denaro ‘volante’. Si utilizza una rete fiduciaria per farlo spostare e i partecipanti si riconoscono attraverso i token, codici alfanumerici  di riconoscimento“.

    Ma per penetrare il sistema di controllo cinese hanno bisogno di complicità…?
    C’è una complicità di strutture bancarie, certamente. E poi bisogna interrogarsi sulle opportunità che la Cina offre a questi contrabbandieri del 21esimo secolo“.

    Hanno dismesso la coppola; adesso imbracciano il PC e il mitra. Criminali 4.0?
    Sono andati oltre. Noi siamo troppo legati a degli stereotipi . Questi del quadrilatero sono persone di mondo, parlano le lingue, usano moderni sistemi di comunicazione, dialogano con ministri e ufficiali dello stato, intellettuali, hanno messo  in contatto l’economia legale e quella legale che nelle loro mani è un’unica pasta, ha un solo odore e un solo sapore. Così è anche più facile per chi li protegge chiudere gli occhi o voltarsi altrove. Cosa che vale anche per gli Stati“.

    Questa rete di complicità quanto complica la vita agli investigatori?
    La capacità di questi broker di muoversi senza confini, di sfruttare la globalizzazione, rende assolutamente più difficile indagare. Ci si scontra con protezioni, differenti legislazioni, diverse culture. Ma questo non significa che non ci sia una risposta.  Le polizie europee sono state capaci di ” bucare” i server di comunicazione dei criminali e catturare molti dei latitanti presi negli ultimi anni. Ci sono comunque paesi che hanno una convenienza nel ‘proteggere’ questi criminali perché portano risorse

    L’intelligenza artificiale può dare una mano agli investigatori?
    Ci sono già dei progetti di intelligenza artificiale applicata in termini predittivi per individuare le tracce, le rotte o le scelte delle reti criminali. La tecnologia è uno strumento che può essere utilizzato contro di loro per prevenire  l’espansione“.

    –  La guerra di Putin -scrivi- è il nuovo eldorado delle mafie…
    Le guerre sono sempre un motore di sviluppo delle organizzazioni criminali. La guerra nei Balcani ha permesso l’ascesa verticale di tutti i clan locali e la stessa camorra che non aveva all’epoca delle proiezioni internazionali, l’ha conquistata . Vale anche per l’attacco bellico della Russia all’Ucraina: chi ha una funzione di manager della logistica in queste circostanze aumenta considerevolmente il proprio potere e la propria capacità finanziaria. Può garantire l’arrivo di armi, di droga, di merci che con le sanzioni si sono trovate la strada sbarrata, i pezzi di ricambio, l’elettronica.”

    La guerra è persa?
    E’ una battaglia che va combattuta. Perché altrimenti, implodiamo. La battaglia la puoi vincere se l’obiettivo è la comunità e non l’Io: La repressione è fondamentale, altrettanto le investigazioni,  ne puoi arrestare a centinaia ma se il modello senza alcun tipo di risanamento è quello, ci sarà qualcuno che sostituirà i cento arrestati. Il risanamento deve essere sociale, culturale e puntare al bene collettivo e non a quello individuale

    Rossana Livolsi

     

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