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Il 9,1% del territorio romano è a rischio alluvioni

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Galvanica Bruni

Il mondo ha sete. Dall’Africa desertificata fuggono in decine di migliaia. Lunghi cortei di donne, uomini e bambini che percorrono centinaia di chilometri di lande desolate per lasciarsi alle spalle le loro terre senza acqua.

Se il cambiamento climatico colpisce nel nostro mondo, nel sud fa terra bruciata. La crisi idrica è sempre più al centro della crisi climatica. E non solo perché l’acqua è risorsa vitale e scarsa.

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Succede che  il climate change porti con sé troppa acqua. Il 67 per cento degli eventi meteorologici estremi e che hanno causato danni, hanno visto come protagonista l’acqua: allagamenti, esondazioni, grandinate, siccità prolungata.

Focus su Roma

Il V Forum Acqua di Legambiente, che si è tenuto oggi, ha fatto focus su Roma. E la capitale con ben 65 eventi climatici estremi legati alla risorsa idrica, tra il 2010 ad oggi, risulta essere la città più colpita. Milano seconda con la metà degli eventi.

Secondo i dati Ispra Idrogeno inoltre il 9,1 per cento del territorio romano è a rischio alluvioni. Lo abitano poco meno di centomila persone con oltre 11mila edifici e quasi diecimila imprese, oltre 170 beni culturali.
I rischi maggiori li corrono i quartieri a sud-ovest: da Ostia ad Acilia fino all’ Eur Torrino e Tor di Valle e i quartieri a nord: da Labaro al Villaggio Olimpico, Corso Francia e Guido Reni. In sofferenza anche via Tiburtina e via  Prenestina.

La richiesta dell’associazione ambientalista è quella di provvedere a politiche di  mitigazione del rischio e delle conseguenze. Si tratta di mettere in sicurezza un enorme porzione  di territorio con progetti di deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione del suolo.

Legambiente invita a prepararsi per tempo a periodi di siccità sempre più lunghi e frequenti. Affrontare il dissesto idrogeologico, maladepurazione e abusivismo fognario, queste le indicazioni di Legambiente per non farsi trovare impreparati  al prossimo tornado. Maladepurazione che ci è costata 142 milioni di euro di sanzioni in sede europea. Sarebbero stati meglio impiegati a difesa del nostro ambiente.

Rossana Livolsi

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