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    Bankitalia, deludente performance dell’economia di Roma

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    Roma Nord: I Quartieri Emergenti e Le Opportunità da Non Perdere

    Vent’anni – quasi – di economia della capitale passati al setaccio, analizzati tema per tema, voce per voce. E’ il corposo dossier prodotto da Banca d’Italia sugli anni 2001-2018 nella capitale.

    Alla vigilia della stagione pandemica l’economia dell’area metropolitana di Roma mostrava segni di rallentamento. Un cambiamento di verso rispetto agli anni precedenti destinato a incidere sullo sviluppo capitolino.

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    Gli atout della capitale

    L’economia romana ha alcuni atout che sono punti  di forza e sono stati punti di forza. Intanto il ruolo centrale dei servizi avanzati, ad alta intensità di conoscenza – anche per il permanere sul territorio capitale dei principali centri di ricerca pubblici, a cominciare dal CNR – che fanno della capitale un perno essenziale del comparto nel paese.

    Il peso della ricerca pubblica si riflette sulla capacità innovativa della capitale. In seconda battuta l’alto grado di internazionalizzazione dei servizi alle imprese – circostanza che ha degli evidenti benefici anche per le aziende, italiane e non, che volessero “prendere casa” nella capitale.

    Ancora, l’elevato tasso di natalità delle imprese, segnale di una significativa vitalità imprenditoriale che ha contribuito alla crescita dell’occupazione in misura maggiore rispetto alle aziende già  esistenti. E da ultimo l’alto livello di qualificazione e di istruzione della forza lavoro a Roma.

    Una foto in chiaroscuro

    Ma quella scattata da Bankitalia è una foto in chiaroscuro. Perché su questi punti di forza consolidati nei decenni trascorsi, si è abbattuta la lunga crisi determinata dal crack della finanza internazionale.

    Cominciava proprio in quegli anni il lento ma inesorabile declino dell’economia capitolina. Che andava in rosso rispetto sia alle altre aree metropolitane italiane, sia rispetto alle altre capitali europee.

    Il PIL pro capite é cresciuto decisamente meno a causa del deludente andamento della produttività del lavoro a Roma. L’occupazione è cresciuta così come la popolazione, mentre il prodotto si è contratto, oppure è cresciuto meno delle prime due voci, segnalando la produttività come il vero tallone d’Achille dell’economia locale.

    Diversi gli imputati per questo calo, a cominciare dalla crescita occupazionale dovuta in prevalenza  al settore dei servizi tradizionali, a bassa intensità di conoscenza, ossia commercio e turismo ed attività collegate. E’ venuto meno il tradizionale primato capitolino nei servizi ad alta intensità innovativa e di conoscenza. Le grandi imprese.- a Roma soprattutto grandi imprese pubbliche o a partecipazione pubblica – hanno cominciato ad inanellare una serie di performance deludenti che si sono accompagnate alla contrazione degli investimenti privati.

    Altro fenomeno non esclusivamente romano ma che a Roma ha colpito di più è stato l’occupazione non qualificata dei laureati, ad indicare un disallineamento forte tra domanda ed offerta di lavoro. Questo ha reso Roma meno allettante per i giovani universitari, confermato dal fenomeno della c.d. fuga dei cervelli.

    Laureati a Roma lasciano la città e da fuori Roma non arrivano giovani laureati. La polarizzazione della crescita occupazionale nelle alte e basse qualifiche professionali é stata più marcata nella capitale che altrove, specie Milano.

    L’incremento della diseguaglianza dei redditi è stato la conseguenza collaterale di quella forbice. Il contributo di Roma alla formazione del Pil nazionale è, secondo la ricerca di Bankitalia, notevolmente ridimensionato. E Roma si colloca in Europa buona penultima, poco prima solo di Berlino nel contribuire alla ricchezza nazionale. Il valore aggiunto pro capite della capitale  è significativamente inferiore a quello di Milano e delle altre aree metropolitane italiane. Parametri economici che si riflettono nel sentimento verso Roma.

    Se nel 2004 il grado di soddisfazione nel vivere nella capitale era massimo e più alto che per Parigi, Berlino, Madrid, oggi solo gli ateniesi sono meno soddisfatti dei romani.

    Rossana Livolsi

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