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Tor Mastorta: una antica torre, due laghetti e una piacevole gita

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Galvanica Bruni

Se amate camminare e non avete paura di sporcarvi le scarpe di fango ma, soprattutto, se amate l’avventura questo è l’itinerario che fa per voi: un itinerario facile che vi porterà a scoprire un territorio straordinario ad appena una trentina di chilometri da Roma Nord prendendo come punto di partenza il GRA dalla via Flaminia.

L’obiettivo è Torre Mastorta e i suoi laghetti, nei pressi del Parco Archeologico Regionale dell’Inviolata;  arrivarci è molto facile.

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Saliti sul GRA direzione Firenze si sorpassa lo svincolo della Nomentana e si esce alla Centrale del Latte dirigendo poi per Via Marco Simone; si va avanti per qualche chilometro e dopo aver sorpassato l’accesso ai campi di golf si arriva ad una grande rotonda.

Qui si svolta a sinistra e si imbocca via Casalbianco; ancora qualche chilometro e dopo aver costeggiato l’area con il monumento alle Frecce Tricolori (bellissimo con il suo G91Y che sembra stia per spiccare il volo!) si passa sotto il viadotto dell’autostrada:  a poche decine di metri sulla sinistra c’è una sterrata.

Se avete un fuoristrada potete anche affrontarla altrimenti è meglio parcheggiare e andare a piedi;  siamo a pochi chilometri da Montecelio che si staglia all’orizzonte con alle spalle Monte Gennaro e Monte Morra.

Dopo qualche centinaio di metri incontriamo una sbarra sulla sinistra della carrareccia che dà accesso a Torre Mastorta; il paesaggio è molto bello con ampissime campagne a perdita d’occhio punteggiate da antiche costruzioni in rovina. I terreni che appartengono ad una azienda agricola sono però in stato di abbandono.

In questa grande e splendida area si voleva dar vita ad un progetto edificatorio con Spa, resort a 5 Stelle e un campo da golf a 18 buche ma sembra che la Soprintendenza del Comune di Guidonia abbia espresso un parere negativo, confermando così la vocazione agricola di questi territori.

Dalla sbarra, se si guarda a sinistra, si intravedono nella piana sottostante due grandi eucaliptus, il riferimento per raggiungere in breve i due laghetti.

Quale sia l’origine di questi due  piccoli specchi d’acqua è difficile da dire; dal momento che non sembrano vecchie cave potrebbero essere originati da qualche sorgiva; una cosa è certa però: le acque sono pulite.

Niente rifiuti o calcinacci, nessuna traccia di pescatori e neppure bottiglie di plastica; le acque ferme di un bel colore verde sono due piccoli smeraldi incastonati nella campagna. Le uniche tracce sono quelle lasciate da volpi e istrici con i loro “camminamenti”.

Il laghetto più grande è circondato da una stretta spiaggetta mentre sul lato dove è più fitta la vegetazione si intravede una antica parete realizzata con piccole pietre quadrate che ricordano le costruzioni romane. Una antica cisterna o i resti di un edificio?  Non è stato possibile sciogliere il mistero.

Tornati sul sentiero si prosegue in direzione della torre: Tor Mastorta.  Per illustrare questo gioiello in abbandono ci dobbiamo avvalere di una dettagliata descrizione riportata da “Guidonia Times”.

“Detta Torre Sabella perché probabilmente appartenuta a quella nobile famiglia è appartenuta ai canonici di sant’Antonio abate, ed ai tempi di Pio VI passò con tutti i loro beni all’Accademia Ecclesiastica. Tor Mastorta, il cui nome deriva da “Turris Magistri Oddonis”, faceva parte di un insediamento costruito da Oddo Capocci verso la metà del XIII secolo, comprendente un piccolo fortilizio e un borgo recintato. Situata in posizione eminente, è un elemento caratterizzante del paesaggio, essendo visibile da notevole distanza. Nei secoli XVI-XVIII, in coincidenza con la trasformazione dei casali anche in luoghi di soggiorno dei proprietari, furono effettuati interventi di modifica e abbellimento; fu abbassata di due piani in epoca rinascimentale e dotata di un coronamento ad archetti e alla fine del XVI secolo fu aggiunto nel recinto murario esterno il bel portale bugnato in travertino, attribuibile probabilmente al ricco proprietario dell’Agro Romano Francesco Scapucci. Si sviluppò addirittura un piccolo villaggio che vide la nascita di una delle scuole rurali dell’Agro Romano destinate all’istruzione elementare”.

Accanto alla torre recintata sopravvive una chiesetta, anch’essa in stato di abbandono,  intitolata alla Madre di Dio; la chiesa in stile moderno (forse anni ’40-’50) sta subendo purtroppo l’inevitabile degrado a cui vanno soggetti tutti gli edifici privi di manutenzione.

Ed è un vero peccato perché tutta l’area è straordinariamente bella e meriterebbe di essere riportata al suo antico splendore.

Se decidete di recarvi in questo luogo tenete presente che i terreni non sono pubblici e pertanto oltre a rimanere sulle sterrate evitate comportamenti che possano essere soggetti ad una  qualche lamentela. Portate invece al seguito, al solito, la macchina fotografica perché l’occasione di fare eccellenti scatti non mancherà.

Francesco Gargaglia

NdA: Per arrivare alla Torre abbiamo individuato, al di sotto di un cavalcavia dell’Autostrada, una gigantesca discarica abusiva che però abbiamo deciso di non fotografare; ancora una volta invece dobbiamo constatare come la bellezza del nostro territorio sia sfregiata dall’odiosa inciviltà di pochi.

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