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Storia di Iole, una storia fatta di nomi e persone

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Galvanica Bruni

Storia di Iole, una storia fatta da una rete di nomi e di persone che con pazienza, cura e attenzione, ma anche tanta esperienza e tanto lavoro, hanno ricucito la vita di un’altra persona, salvando lei e con lei il suo nome.

Una storia che ha il suo epilogo nel periodo giusto, quello del Natale, ma che grazie a queste persone e a questi nomi avrebbe avuto lo stesso lieto fine anche in un qualunque altro periodo dell’anno.

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Quando Iole venerdì scorso è tornata a prendere gli ultimi effetti personali nel suo camper e a chiudere quella porticina bianca per l’ultima volta, era bella. Truccata, pettinata e anche emozionata.

Un ultimo viaggio nella direzione opposta; un saluto a quella casa a quattro ruote che seppur fredda e sgangherata l’ha accolta per lunghi anni, facendo di quella piccola strada sterrata nella periferia di Roma Nord la sua unica finestra sul mondo.

Iole venerdì è tornata quasi a ringraziarla quella piccola dimora sistemata tra la ferrovia e la marrana, un nido fatto di dolore ma anche di amore.

Accompagnata da una sua amica e dall’Assessora al Sociale del Municipio XV, Agnese Rollo, che nell’ultimo anno non l’ha mai lasciata sola, è tornata lì; ha raccolto gli ultimi effetti personali, qualche ricordo, ha salutato i suoi “vicini di casa” e poi è tornata nel luogo giusto, una casa di riposo di Roma Capitale che ormai da un mese la ospita.

Un lavoro certosino portato avanti giorno per giorno dai Servizi Sociali municipali e capitolini in raccordo con l’Associazione “I Poveri al Centro” e sostenuto da altre associazioni di volontariato e dal Comitato Municipio 15 della Croce Rossa Italiana che puntuali due volte a settimana per anni le hanno fatto visita offrendole un pasto caldo, qualche vestito e tanta compagnia.

Una rete di persone che c’è sempre stata e a cui Iole giorno dopo giorno, abbandonata l’iniziale reticenza, si è affidata, fidandosi. A un certo punto ha deciso di aprirsi agli abitanti di zona, ai volontari e alle Istituzioni e ha capito che persone e nomi inizialmente sconosciuti sarebbero potuti diventare i suoi più preziosi alleati e unica salvezza.

Così normali azioni quotidiane come farsi una doccia, fare una passeggiata, mettersi un vestito nuovo o andare in ospedale a fare una visita medica sono diventate le sue più grandi conquiste permettendole di tornare ad essere la persona che era.

Oggi Iole si prepara alle festività natalizie, non sarà sola e non lo passerà dietro i vetri appannati di quel piccolo camper. L’albero di Natale nella casa di riposo è già pronto, tutto il resto anche. Buone Feste Iole, e buona vita.

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