Home ATTUALITÀ Il giallo di Brenda e altri cold case nel libro di Peronaci

Il giallo di Brenda e altri cold case nel libro di Peronaci

fabrizio peronaci
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Delitti romani, gialli da riaprire in cerca dell’assassino e famiglie in attesa di giustizia. È stato presentato a “La Nuvola”, nell’ambito della Fiera “Più libri più liberi”, “Il collezionista di ossa della Magliana e altri delitti” (Typimedia), il nuovo volume del giornalista Fabrizio Peronaci, firma di cronaca nera del Corriere della sera (e testimone della docu-serie Netflix “Vatican Girl”).

Dopo “Morte di un detective a Ostiense e altri delitti”, l’autore in questo nuovo lavoro approfondisce 10 anni di casi irrisolti legati alla Capitale, tra il 2000 e il 2010: dal macabro ritrovamento di un collage di ossa, alla controversa inchiesta del delitto della minestrina al cianuro, alla tragica fine in uno squallido residence di Roma Nord di Brenda, la transessuale legata al caso Marrazzo.

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All’appuntamento moderato dall’editore di Typimedia, Luigi Carletti, hanno partecipato, oltre all’autore, Manfredi Mattei, presidente della Fondazione Alberica Filo Della Torre, e il generale dei carabinieri Carlo Felice Corsetti, che per l’Arma ha seguito diverse indagini sui gialli che hanno scosso Roma. Uno su tutti quello di Emanuela Orlandi.

Il libro di Peronaci, come ha spiegato Carletti in apertura dell’evento, si concentra su “dieci casi, uno più stupefacente dell’altro. A partire da quello che dà il titolo al libro”. Ovvero il collezionista di ossa della Magliana.

“Raccontare la Roma più nera vuol dire anche raccontare la Roma che spera di poter vivere in una società dove si fa giustizia – ha spiegato Peronaci –. Sono decisive le prime ore di indagine, come è accaduto adesso per i delitti di Prati. Si è potuto intervenire grazie alla lucidità investigativa”.

E il generale Corsetti ha aggiunto: “È fondamentale che quella fase sia trattata con la massima attenzione e con le giuste capacità. Quali sono gli errori? Il principale per un detective è innamorarsi di un’unica soluzione“.

A parlare, poi, è stato Manfredi Mattei, primogenito della contessa Alberica Filo della Torre, vittima del tristemente noto delitto dell’Olgiata, e del costruttore Pietro Mattei: “Nel caso del delitto di mia madre – ha spiegato – il problema fu che alcune intercettazioni non erano state tradotte dal filippino e altre non erano state sbobinate. Un percorso inizialmente corretto fu abbandonato per imboccare altri sentieri”.

In chiusura dell’evento, in una sala strapiena, è poi intervenuto anche Alberto Intini, ex capo della squadra mobile di Roma ed ex questore di Firenze: “L’evoluzione della scienza e della tecnologia ha permesso di fare grandi passi avanti nelle indagini – ha sottolineato – in 40 anni è cambiato tantissimo da questo punto di vista”.

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