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Regione Lazio, ok al safari urbano per ‘eradicare’ la pesta suina

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Ha un nome da fine del mondo, piano regionale per l’eradicazione della peste suina, in realtà  tempi e modalità sono molto più “moderati”, anche se l’obiettivo resta fissato nella cancellazione della PSA all’interno del Gra nel giro di uno/due anni.

La Regione Lazio ha approvato l’adeguamento del piano della scorsa primavera, allorché esplose l’emergenza peste suina, con il recupero di diverse carcasse infette.

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Trascorse la prima e la seconda fase della guerra alla peste, raggiunto l’obiettivo del contenimento dell’infezione, con l’aggiornamento del piano si intende passare alla sua eradicazione. Ossia la cancellazione della peste all’interno della vasta area del raccordo anulare dove sono stati ben 46 ungulati malati, dei 48 totali.

Chiusi i varchi, predisposte gabbie e chiusini, rimozione delle carcasse: da febbraio/ marzo 2023 queste azioni di contenimento non basteranno più. Nell’area di circolazione attiva del virus sarà aperta la ricerca delle carcasse, il controllo della densità di cinghiali nelle aree recintate e in quelle confinanti e, soprattutto, il via libera alla caccia.

E’ aperta la strada all’abbattimento degli esemplari fuoriusciti dal loro habitat naturale; si conta in sei mesi di riuscire a ridurre in maniera significativa il numero di animali per poter dichiarare la fine della guerra alla peste nel giro di uno/due anni.

E per la caccia al cinghiale da “eradicare” all’interno del raccordo ogni mezzo sarà utile. Trappole, narcotici e carabine a infrarossi (per l’uso notturno) e cani per la cosiddetta tecnica della girata. Si potranno colpire anche dalle auto e si potranno organizzare posti di blocco. Non tutti potranno spacciarsi per cacciatori di cinghiali: saranno autorizzati gli agenti della Polizia Locale, quelli della Polizia Metropolitana e i selecontrollori, cacciatori dotati di speciali qualifiche e destinati all’assistenza agli agenti.

L’obiettivo è ambizioso: eliminare l’emergenza cinghiali nelle aree abitate. Per questo si dà il via al safari urbano, sia pur con tempi e modalità che dovrebbero garantire il rispetto delle eco- compatibilità.

Rossana Livolsi 

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3 COMMENTI

  1. OK al safari urbano fino a che gli animali liberi verranno evitati dalle persone che osservano inermi da dietro protezioni. Fino ad oggi possiamo parlare di safari urbano, e chissà ancora per quanto tempo. Una notizia non fa la realtà…fino ad ora è stata la solita epidemia comunale di annuncite, ma ai fatti poi ci sono dozzine di cinghiali in ogni dove (occhio al Parco Volpi che di notte è una trappola per persone con cani).
    E chi ci crede più?

  2. Se leggiamo bene la legge 157/92 che regolamenta l’attività venatoria, i non possessori di porto di fucile per uso caccia, non possono abbattere nessun animale, possono farlo soltanto in caso di pericolo. Pertanto, ci sono delle persone (cacciatori) che hanno fatto un corso di formazione di circa 5 mesi, e, credo che loro e solo loro possono fare l’abbattimento di selezione. Inoltre, tali soggetti, sono qualificati in quanto, hanno fatto anche il corso sulla PSA (peste suina africana) e sulla Trichinella, altra malattia dei cinghiali. So che agli animalisti e non, sono per il non abbattimento, ma, penso che sia più opportuno fare un abbattimento con persone preparate che possano anche verificare chel’animale sia malato o no.

  3. UNA VERGOGNA !!! UNO STERMINIO DI POVERI ANIMALI COLPEVOLI SOLO DI ESSERE NATI !!!! COLPA SOLO DELL’UOMO PER NON AVER PROVVEDUTO A CAMPAGNE DI STERILIZZAZIONI E PER AVER LASCIATO ROMA IN UN DEGRADO DI SPORCIZIA …TRA L’ALTRO I CANI NON DOVREBBERE ESSERE USATI PERCHE’ AVREBBERO LA PEGGIO CON I CINGHIALI…LA PESTE SUINA E’ UNA SCUSA PER STERMINARE GLI ANIMALI….FORSE IN PASSATO CE’ STATO UN CASO,MA GIA’ DEBELLATO…SINDACO DIMETTITI !!!INSIEME A ZINGARETTI…

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