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Rocca Calascio tra sogno e realtà

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Galvanica Bruni

L’Abruzzo è una regione che sa conservare”. Questa frase la si legge in una delle tante guide storico-artistiche dedicate alla regione che meglio ha saputo mantenere inalterate le caratteristiche del  territorio.

Vignaclarablog.it con questo itinerario vi porta in uno dei suoi luoghi più belli: Rocca Calascio.

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Distante da Roma Nord  160 chilometri  (circa 2 ore di auto) la si raggiunge facilmente con l’Autostrada A24 Roma-L’Aquila;  ad Aquila Est si esce dalla autostrada e ci si immette sulla SS17 in direzione Barisciano-Castelnuovo. Oltrepassato Castelvecchio Calvisio si raggiunge il piccolo borgo di Calascio dove, in auto, è possibile raggiungere Rocca Calascio.

Siamo in una delle zone più belle in assoluto dell’Abbruzzo, nel Parco del Gran Sasso-Monti della Laga, in un territorio fatto di montagne, ampissime vallate, aspri  cocuzzoli su cui sono cresciuti, come aggrappati alla roccia, minuscoli borghi e poi castelli, fortilizi e torri.

Il paesaggio è quello di una natura incontaminata e arcaica dove l’uomo ha saputo inserirsi senza stravolgere nessun equilibrio;  in qualsiasi punto si sosti, lo sguardo spazia per decine di chilometri senza incontrare fastidiosi ostacoli. I minuscoli centri abitati (“greggi di pecore” li chiamava  Fogazzaro), come le strette e tortuose strade che li collegano, sono  elementi naturali che ben  si incastonano nel territorio.  Il silenzio  è infranto solo dal sibilo del vento che arriva dall’Adriatico portando enormi nuvole di ogni colore.

E’ in questo territorio che in tempi lontanissimi per difendersi dalle incursioni che proprio dal mare arrivavano, sono sorti castelli, torri, rocche, fortezze, borghi fortificati ed enormi mura generando quel fenomeno dell’incastellamento che ha trasformato l’Abruzzo in un vero e proprio museo.

Oggi Rocca Calascio è un borgo costituito da vecchi ruderi e case rimesse a nuovo dove nella stagione invernale abita una sola famiglia, la stessa che gestisce un “albergo diffuso” (non così l’estate quando i turisti arrivano a frotte); ai margini dell’abitato si deve lasciare l’auto per proseguire a piedi in direzione della Chiesa di Santa Maria della Pietà e del castello. Un percorso agevole di pochi minuti.

La chiesa barocca a pianta ottagonale fu costruita tra il ‘500 e il ‘600 per onorare la Madre di Dio e ringraziarla per aver permesso agli abitanti della rocca di sconfiggere una grossa banda di briganti. La chiesa, austera ma bellissima, sorge in uno spiazzo che affaccia su uno strapiombo che degrada verso la Piana di Navelli avendo di fronte la mole del Gran Sasso che con il suo Corno Grande oltrepassa i 2900 metri.

Uno spettacolo di rara bellezza da cui è difficile  distogliere lo sguardo; il profilo dei monti e la vetta innevata che si staglia nell’azzurro del cielo provocano nel visitatore stupore e meraviglia..

Lasciata alle spalle la chiesa si sale per un sentierino e in pochi minuti ci si ritrova tra le mura del castello che più di una volta è stato il set di celebri pellicole storiche (come non ricordare “Lady Hawke” con la bellissima Michele Pfeiffer, una dama colpita da maledizione che si  trasforma in un falco ad ogni sorgere del sole).

Al castello, interamente restaurato si accede attraverso un ponte che scavalca l’ampio fossato; il fortilizio costruito al di sopra di guglie rocciose ha quattro torrioni laterali  e un maschio centrale di forma quadrata; tenuto conto della posizione in cui si trova e della complessità della costruzione lo si deve considerare come uno dei più importanti impianti ossidionali d’Italia. Situato a circa 1500 metri risulta essere anche uno dei più alti.

Le quattro torri presentano ciascuna delle feritoie per l’impiego degli archibugi mentre all’esterno del castello si possono notare i resti delle cinte murarie.

La posizione del castello ha dell’incredibile: circondata quasi per intero da profondissimi strapiombi doveva rappresentare un elemento inespugnabile  specie nella stagione invernale quando la neve ricopriva ogni cosa. Da quelle torri  era possibile osservare e tenere sotto stretta vigilanza le vallate sottostanti.

Ma la rocca e il castello, per quanto eccezionali, non sono le uniche località di interesse; tutta l’area è costellata di  borghi di straordinario interesse storico come Castel del Monte, Villa Santa Lucia degli Abruzzi, Capo d’Acqua (il paradiso dei pescatori!), Castelvecchio Calvisio , Carapelle Calvisio e Ofena nei cui pressi sorge un antico monastero meta degli “urbex” (Urban-Explorer).

Durante la stagione invernale non sono molti i locali dove è possibile mangiare ma a Castelvecchio Calvisio c’è una “fattoria” gestita da un giovane irlandese dove è possibile gustare  prodotti sicuramente “genuini”: insaccati, verdure, marmellate, formaggi e uno straordinario e aromatico liquore a base di Timo.

Rocca Calascio è uno dei luoghi più belli dell’intero Abruzzo;  i colori e i panorami che è possibile osservare sono unici. Nella stagione invernale poi a causa dei pochissimi visitatori, tutto assume un aspetto ancora più bello, quasi magico. Una località  da visitare assolutamente.

Francesco Gargaglia

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