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5G nell’Italia rurale, cosa possono aspettarsi i residenti?

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Il mondo moderno dipende sempre di più dall’accesso a Internet. La connettività e la comunicazione costante alla Rete sono diventate una caratteristica imprescindibile delle nostre vite. Addirittura le stiamo arrivando a considerare un diritto.

Un giudice di Trieste ha sentenziato in un processo per la mancata posa dei cavi per la fibra in una casa privata, che ormai anche da un punto di vista giudiziario l’accesso a Internet viene considerato un diritto. Un diritto che se viene negato crea grossi disagi nella vita delle persone.

L’accesso a Internet è parte integrante della vita sociale oltre che del nuovo ruolo dell’intrattenimento. Aspetti, questi due, che spesso vanno anche a incrociarsi, come è il caso dei giochi di ruolo in cui parte dell’aspetto ludico è proprio il fatto di aver a che fare con persone vere, molto spesso i tuoi amici, e attraverso internet li puoi incontrare sui portali di gioco, anche se questo non avviene “fisicamente”.

Ma l’accesso a Internet non ha a che fare solo col tempo libero. Anche la vita lavorativa ormai ha spesso un risvolto digitale. Basti pensare a tutte le persone che lavorano da casa, aumentate esponenzialmente durante gli ultimi anni. Non tutti però hanno le stesse condizioni di partenza per accedere al mondo digitale, e il 5G può fare molto per superare questo ostacolo.

L’Italia e il digital divide strutturale

Negli ultimi tempi si è spesso parlato di digital divide. Per digital divide si intende il divario, il gap che esiste all’accesso al mondo digitale a seconda della popolazione, geografia del luogo d’accesso, e altri fattori.

In particolare, il divario che facciamo fatica a colmare è il cosiddetto digital divide strutturale, che ha a che fare con la differenza di capillarizzazione delle strutture necessarie per accedere a Internet.

In Italia come nel resto del mondo, la stragrande maggioranza di queste strutture si trova nelle grandi città, mentre le zone rurali sono da sempre quelle che soffrono di più queste differenze. Un approfondimento interessante sul digital divide lo si può trovare a questo link.

I dati del DESI 2022

Il DESI 2022 (=Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) ci mostra quali passi sono stati fatti nei Paesi (a livello europeo), per colmare le differenze di ogni genere e proseguire nella rivoluzione digitale.

La situazione in Italia non era affatto delle più rosee: il DESI 2020 posizionava l’Italia al quartultimo posto su 27 Paesi dell’Unione Europea.

Fortunatamente siamo stati per ora, all’interno di un trend crescente: nel DESI 2021 abbiamo guadagnato la ventesima posizione, e nel 2022 siamo arrivati a occupare la diciottesima posizione, sperando di fare sempre meglio..

Ma per l’Italia, terza economia dell’Unione Europea, la diciottesima posizione è sicuramente ancora troppo poco.

All’interno del PNRR destinato all’Italia una somma più che considerevole è stata destinata alla cosiddetta rivoluzione digitale. Negli ultimi anni abbiamo visto come sia anche stato introdotto il ministero per “l’innovazione tecnologica e la transizione digitale”, quindi da parte del Governo molte energie sono messe in campo su questo fronte. Speriamo che questa aumentata attenzione cambi in fretta la situazione. Per un approfondimento sul DESI potete leggere qui

Il 5G nelle aree rurali: una possibile rivoluzione?

L’agricoltura negli ultimi anni sta sempre più integrando nuove tecnologie, per aumentare la produttività e la sostenibilità ambientale. Ma per far arrivare nuove tecnologie è fondamentale la diffusione delle connessioni ad alta velocità.

Gli interventi statali per aiutare la diffusione del 5G, pure importanti, si sono scontrati, qui in Italia, con un grosso problema: non conviene economicamente. E nonostante la copertura degli investimenti al 90%, molte zone rurali cosiddette “bianche” (per assenza di copertura) hanno visto i bandi statali lasciati ancora senza risposta.

Conclusione

La rivoluzione digitale sta facendo passi avanti in Italia, ma ancora lentamente: se vogliamo rimanere al passo coi tempi e col resto dell’Europa, dobbiamo insistere e permettere a tutti, anche chi non vive nelle grandi città, di accedere a servizi che ormai sono parte fondamentale della nostra vita.