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    Furia cieca. Non un semplice pestaggio, bensì un omicidio

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    Claudio Galli

    Furia cieca. Così i giudici della corte di assise di Frosinone definiscono l’irruzione dei due fratelli Bianchi sulla scena di una disputa che fino ad allora era rimasta confinata nello scontro verbale ed era in via di esaurimento.

    La Corte non fa  sconti ai due fratelli di Artena e ai loro complici: con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna si entra nel merito di un’azione immotivata e violenta.

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    I due fratelli accompagnati da Francesco Belleggia e Mario Pincarelli si sono fatti largo a manate  e spintoni fra la folla. Avanzando compatti come una falange. Fino ad impattare Willy Monteiro Duarte, intervenuto per pacificare gli animi.

    Un calcio di Gabriele Bianchi per liberarsi del ragazzo. Consapevole che poteva essere letale. Quel calcio, potentissimo e caricato, sferrato in un punto vitale del petto, poteva uccidere. Gabriele Bianchi esperto di arti marziali lo sapeva. Così come lo sapevano gli altri che hanno continuato ad infierire sul corpo esanime del povero Willy.

    Da qui la sottolineatura da parte dei giudici del dolo omicidiario. Una breve, violentissima azione per poi darsi ad una precipitosa fuga.

    70 pagine di motivazioni per ricostruire i pochi secondi necessari per uccidere Willy la sera del 6 settembre del 2020 a Colleferro. Non un semplice pestaggio, bensì un omicidio. (red/RL)

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