Home CRONACA Foro Italico, il lato B dell’impianto più bello del mondo

Foro Italico, il lato B dell’impianto più bello del mondo

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I numeri per il campionato Europeo di nuoto 2022, svoltosi nel mese di agosto al Foro Italico, sono stati da capogiro: mille gli atleti iscritti in rappresentanza di 50 nazioni; più di 100 quelli italiani.  Nell’impianto definito da alcuni come “il più bello del mondo” il pubblico è stato stimato in 100mila presenze.

Un evento dal costo di 20 milioni di euro  provenienti da Stato, Regione Lazio, Federazioni sportive e sponsor. Anche i premi per gli atleti hanno raggiunto cifre a quattro zeri.

Insomma il Campionato, che ha visto non solo il trionfo degli atleti italiani ma anche quello dell’”Italian Style”, è stato uno straordinario e complesso evento a livello planetario che ha diffuso attraverso una articolata rete le immagini di una location da favola che il mondo ci invidia.

Peccato che dietro le immagini scintillanti si nasconda una situazione a cui nessuno per interesse o disinteresse pare voglia dare una definitiva sistemazione. Parlando infatti dell’”impianto natatorio più bello del modo” come non tirare in ballo il suo angolo nascosto e più degradato, coperto da una griglia metallica nascondi-brutture…”La casa delle Armi”.

Tra degrado e abbandono, in una nicchia del Foro Italico giace da decenni quella che fu una delle opere più insigni della nascente architettura italiana, opera di illuminati e giovani professionisti,  destinata a lasciare un segno indelebile nella Roma del XX Secolo.

Le lastre di “marmo lunense ”, unico al mondo, hanno lasciato sulle pareti orbite vuote mente la sporcizia e la sozzura come un cancro maligno si diffondono sulla struttura (a  proposito di questo “marmo” scriveva Moretti: “E’ il primo edificio dopo l’età classica completamente rivestito in marmo lunense; il contrasto tra le forme semplici, quasi aride dell’edificio e il calore e le auliche suggestioni di questa nobilissima pietra che lo riveste è quanto mai interessante ed eccitante“).

Mentre le immagini scintillati di un grande evento andavano in onda  portate sugli schermi di mezzo mondo, il gioiello dell’architettura italiana del novecento, dimenticato (tanto dimenticato da essere utilizzato addirittura come deposito di materiali, ringhiere, tavoli e cianfrusaglie), ignorato e bistrattato languiva nell’angolo più buio dell’impianto più bello del mondo.

Francesco Gargaglia

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