
Siamo in Italia, per cui non ci si deve meravigliare del nulla cosmico. Perché qui da noi si riesce a render complicato anche quel che si potrebbe risolvere in un amen.
E qui non parlo dell’ispida teoria della relatività, incomprensibile perfino per alcuni professori universitari, che una volta a “La Sapienza” uno di questi titolati “prof” per cercare di spiegarla a un nugolo di studenti confuse Galileo con Pitagora, e invece di ritrovarsi a parlare di Einstein si incartò col teorema euclideo.
Così, tanto per informarci su come ricevere sulla propria Pec da Poste Italiane le raccomandate, spulciando la Rete abbiamo trovato la delucidazione in più dell’onnipresente Salvatore Aranzulla, che al termine di un preambolo lungo e lento come la Salerno-Reggio Calabria ci fa capire ben poco.
Anzi, confonde perfino le idee rispetto quanto letto (e non capito) su altre pagine web dedicate all’argomento, compresa quella delle italiche Poste. Ora, premesso che le pagine griffate dall’uomo che conosce lo scibile dell’informazione online sono create ad arte per incollare il navigatore della Rete su i suoi scritti, sovviene come c’incantò il fantozziano sospetto che dette raccomandate online sono esattamente come la proiezione della corazzata Kotiomkin, che il ragionier Ugo “Fantocci” definisce “una cagata pazzesca” nel “Secondo tragico Fantozzi”.
Siamo la patria del politichese, del parlar senza dir nulla. E senza dar colpa ai soliti politici, basta ascoltare una qualsiasi dichiarazione post gara di un qualsiasi addetto ai lavori del mondo pallonaro. Che ha detto? Boh… però ha parlato. Ma non era meglio ai tempi di Coppi e Bartali, quanto bastava un “son contento di essere arrivato uno” per essere felici?
Comunque il problema non è la lungaggine di Salvatore Aranzulla, che fa il suo gioco, anzi lo plaudiamo perché con la sua modalità di scrittura è riuscito a far capire un po’ a tutti i gangli del web. Anche se stavolta l’impresa non gli è riuscita perché capire come scaricare la raccomandata sulla propria pec è incomprensibile dalla radice, partendo dal sito di Poste italiane.
E’ talmente complicata la spiegazione che manco il “nostro” è riuscito a districarsi nel tormentone. Nessun j’accuse, tanto meno nessun pamphlet sull’anticultura di una spiegazione incomprensibile. Ma la polemica… “quando ce vo, ce vo”. Sperando che la nostra ironia desti dal torpore chi non ha saputo aiutarci a scaricare la nostra raccomandata sulla pec. Che è ancora lì, ferma, immobile, intonsa. Non letta, insomma.
Ah… bei tempi andati… Ma c’è anche da aggiungere, a chiusura di sipario, che qui, in Italia, esiste perfino l’Ucas, anche se nessuno vuole ammettere di conoscerlo.
Suvvia… l’Ucas… non fingete… esiste, esiste davvero. E’ l’ufficio complicazioni affari semplici.
Massimiliano Morelli
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Egregio Sig. Morelli, ho prestato servizio militare come autista di un Generale a 4 stelle capo ufficio di un ente locato al di fuori del Ministero. L’ufficio si chiamava… U.C.A.S. … ovvero Ufficio Certificazioni Affari Militari. Il Generale, persona di uno spirito eccellente e brillante, l’aveva, ovviamente, ribattezzato “ufficio complicazioni affari militari”.
…ho commesso un errore di battitura: l’ufficio militare si chiamava U.C.A.M. e non U.C.A.S…