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    Racconti d’estate – La finestra sul cortile

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    Lavanderia Oblò, tradizione e innovazione nel cuore di Roma Nord

    Afa, canicola, umidità, le frasi sulla calura sono come le ciliegie, una tira l’altra: “mai ha fatto questo caldo”, “ammazza che caldo che fa”, “’sto caldo non lo sopporto più”, “ma quando viene il freddo?”.

    Restano interdetti pure i nordafricani, a un amico tunisino, che da vent’anni vive (onestamente) nel nostro Paese, un paio di giorni fa ho detto “beato te, che sei abituato a queste temperature”; e lui di rimando: “Macché beato te, da noi si sta meglio, fa caldo ma non c’è tutta questa umidità”.

    Ora, senza andare a cercare risposte sui motivi dell’italica umidità e senza pensare di abbattere il passo del Turchino, così come proponeva quarantacinque anni fa a “Portobello” un tizio con studi universitari pronto a giurare che tagliando quella montagna sarebbero svanite la nebbia in Val Padana e ‘sta benedetta umidità, cerchiamo comunque refrigerio fra le mura domestiche.

    Accendendo i ventilatori, per esempio. O i condizionatori, ma qua parliamo dei più ricchi. Oppure, spalanchiamo le finestre. Apro la mia e tu apri la tua, l’occhio inevitabilmente cade nell’appartamento di fronte, dal quale cerchi sempre d’intravedere una bellezza in “déshabillé” se sei un uomo, o il figlio bonazzo dei vicini (se sei donna), che gira in casa sempre coi boxer, a torso nudo.

    Così, basta poco per sognare a occhi aperti. Ma fino a oggi, uno che ha avuto una “simil visione celestiale” ancora non l’ho trovato. E a me va peggio di tutti, perché se butto l’occhio dall’altra parte intravedo solo nonna Cesira. Che, dicono, ai suoi tempi era una bella figliola. Ma si parla di sessantacinque anni fa…

    Massimiliano Morelli

     

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