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Parlare di corna d’estate non è poi così strano

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Ottica Artigiana Carli

Premessa: le corna a cui ci riferiamo non sono quelle che si sviluppano e si ramificano tra partner poco fedeli; qui vogliamo parlare delle corna caduche degli ungulati: cervi e caprioli in modo particolare.

Gli oggetti realizzati con le corna di cervo o daino sono  abbastanza diffusi: si va dalle lampade e appendiabiti sino ai portachiavi ma anche ai manici dei coltelli. Si tratta di materiali molto robusti e resistenti nel tempo. Diciamolo però subito e chiaramente: non c’è bisogno di uccidere un animale per prenderne le corna dal momento che le perdono spontaneamente.

Ogni anno, dopo la stagione degli amori e l’inverno, i cervi perdono infatti entrambe le corna; si tratta di un fenomeno spontaneo a volte aiutato dallo strofinio sul tronco di un albero. Le corna ricresceranno però ogni volta più grandi; se un giovane sfoggia un solo corno (detto “pugnale”) gli adulti avranno un “palco” con 5, 6 e a volte 7 punte. Il palco verrà usato a fine estate per i violenti combattimenti per il possesso di una femmina. Esaurita la loro funzione cadranno e il ciclo si ripeterà finché l’animale resterà in vita.

Ci sono alcune persone che dedicano molto tempo alla raccolta dei palchi per scopi economici, dal momento che non esiste alcun divieto che impedisca di prenderli (se lo si fa in estate poi non si reca nessun disturbo ad un animale appena uscito stressato dall’inverno).

Forse nel vedere palchi e oggetti realizzati con corna di cervo si è portati a credere che la raccolta sia possibile solo in aree lontane ed inaccessibili. Niente affatto: ovunque ci siano cervi ci sono corna caduche. Anche nei pressi di Roma. La capitale è infatti circondata da una corona di monti (Prenestini, Lucretili, Ernici, Simbruini, Lepini, Cimini, Reatini…) coperti da grandi boschi e da una fitta vegetazione, l’habitat ideale dei cervidi.

In ognuno di questi luoghi è possibile, con un po’ di fortuna, trovare dei palchi. Certo non esiste certezza ma provare non costa nulla, anzi ci permetterà di vagare a lungo in boschi e aree selvagge che anche nelle vicinanze di Roma non mancano.

Non ci sono luoghi speciali dove e’ possibile trovare con sicurezza un palco. Occorre gironzolare, a volte per ore e, se si è in grado, anche fuori dai sentieri. Se si imbocca la giornata giusta si potrà fare un bell'”acchiappo” altrimenti bisogna rinviare alla volta successiva.

Inoltre, non esiste una tecnica di ricerca ma solo l’avvertenza di osservare il terreno con grande attenzione.Se saremo abbastanza fortunati la soddisfazione e’ del tutto assicurata. Esporre in casa un bel palco e poter dire: l’ho trovato io nei boschi di… non e cosa di tutti i giorni.

Se poi avete una buona manualità e siete pronti a sacrificare il vostro corno, potete trasformarlo in un manico di coltello, di una lente di ingrandimento o di un apribottiglie ma anche farne il manico di un bel bastone da passeggio.

Non è vero che le corna “stanno bene su tutto”; e’ vero invece che ci si può fare un po’ di tutto.

Francesco Gargaglia

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