Home ATTUALITÀ E mentre ricarichi… salti alla corda

    E mentre ricarichi… salti alla corda

    uomo-salta-corda
    Galvanica Bruni

    Dunque, bisogna farsi la macchina elettrica, lo dicono tutti, non so chi, ma ormai è diventato un cavallo di battaglia. Dal 2035 si venderanno solo auto elettriche, basta benzina e gasolio, e pure quelle a gas. Stop, finisce un’era.

    Insomma, capita l’antifona studio la questione, tutti mi consigliano la Tesla, che ci sono stato dentro e pare un aeroplano, anche se oggi un servizio del tg racconta che Bmw sono dieci anni che punta sull’elettrico.

    Scartabello la Rete, chiedo a chi già ha acquistato una vettura elettrica e pronta m’arriva pure la smentita sulla paura che avevo (“Non scoppiano le batterie, stai tranquillo!”) e sulle reticenze della durata. “Durano ‘na vita”, confessa un amico tassista.

    Così proseguo nel mio studio, fino a colloquiare con un “Teslaro” (proprietario di auto con la “T” sul vano portabagagli) al quale chiedo “ma insomma, quanto si deve aspettare per una carica?”, e lui di rimando risponde “diciamo una mezzoretta”. “E che fai in quei trenta minuti?”. Schietta la risposta: “Controllo le email, rispondo ai messaggi, telefono e litigo al telefono”. Insomma, tutto normale.

    Vabbè, oggi la mia macchina diesel decide di esalare l’ultimo respiro, ancora non sono pronto per l’elettrico, ma destino vuole che la Peugeot del 2007 decida di fermarsi in un’area di ricarica, a Magliano Sabina, dove ci stanno una decina di colonnine (di ricarica). Osservo furtivamente quelli che ricaricano l’auto.

    Un inglese si avvicina a me con la cartina stradale e mi chiede dove può andare a mangiare nel frattempo, e mi mostra su quel pezzo di carta una trattoria nei paraggi. Un altro tira fuori un pallone e scambia qualche passaggio col figlio, che è alto un soldo di cacio, sgambetta appena ma il padre lo invita a calciare col sinistro, che i mancini sono sempre i migliori nel giocare al calcio.

    Ma quello che mi colpisce maggiormente è il terzo, che scende dall’auto, infila lo spinotto nell’apposito pertugio e si cambia le scarpe, passando dall’infradito alle scarpette da jogging. Penso “andrà a farsi una corsetta”. No, tutt’altro. Apre lo sportello posteriore, prende la corda e comincia a saltellare. Venti minuti di saltelli, tutti di filato.

    Così, ho deciso in un amen, al termine di quell’allenamento “alla corda”. Comprerò un’auto usata. Un diesel. Così non mi vengono idee malsane per passare il tempo.

    Massimiliano Morelli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    6 COMMENTI

    1. Diesel e otium cum dignitate. Altro che salto con la corda e litigate al telefonino: è la mania della “ottimizzazione” dei tempi morti!

    2. io vorrei sapere dove finiscono le batterie esauste. un vecchio studio Suzuki sosteneva che che se la metà del parco auto circolante allora in Europa fosse stato elettrico, nel giro di tre generazioni di batterie avremmo avuto una montagna delle dimensioni del Soratte. Bah…

    3. Molto simpatico l’articolo peccato che manca di originalità e pesca nei luoghi comuni,
      se solo noi riuscissimo ad avere almeno la seconda auto, quella che rumoreggia e inquina le zone urbane, elettrica magari e silenziosa ci avremmo provato a far qualcosa, in autostrada si ancora un po il carburante convenzionale senza saltare o giocare a briscola.
      Chissà perchè invece il nostro piccolo grande ego deve essere coccolato con inutili SUV carriarmati che non hanno nessun senso. Il desiderio di conferme di cui necessita l uomo irrazionale è davvero intrigante, psicologicamente intendo.

    4. Quando l’elettricità per caricare le vetture elettriche sarà prodotta da fonti green la mobilità elettrica avrà un senso.
      Il resto é solo marketing

    LASCIA UN COMMENTO

    inserisci il tuo commento
    inserisci il tuo nome