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Anche Roma avrà i boschi verticali

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Galvanica Bruni

Le temperature elevate che ai tropici generano uragani e tornado a Roma hanno dato vita ad una super crescita di “verde” che nel giro di qualche settimana ha sommerso ogni cosa, giardini, parchi, recinzioni, marciapiedi e guard rail.

Gli addetti alla manutenzione hanno tagliato qualcosa, un po’ lì e un po’ là, lasciando il tagliato sui prati che subito, per il gran caldo, sono ingialliti (è quello che per esempio è accaduto nei giardini di Tomba di Nerone, nel parco dedicato ai Caduti sul Fronte Russo).

Altrove la vegetazione è cresciuta ad un ritmo incredibile tant’è che a Vigna Clara ciuffi di papaveri  spuntano dai marciapiedi. Innegabilmente è uno spettacolo affascinante quando capita, ad esempio, di osservare una miriade di bellissimi fiori dell’Acanto in  minuscole aiuole trasformate in un angolo di foresta pluviale.

E che dire poi di quell’inestricabile selva che cresce dove termina  il viadotto di Corso Francia diramandosi da un lato verso i Parioli e dall’altro verso il Flaminio? C’è una macchia di verde che si fa sempre più folta, al momento ha ingoiato gran parte dei guard rail laterali avvinghiandosi ai tanti alberi di Ailanto che spontaneamente sono cresciuti tra il ferro e il cemento.

Se a Milano si sono dovuti rivolgere allo Studio Boeri per realizzare il “Bosco Verticale”, da noi, nella capitale, non ce ne sarà bisogno perché sarà la natura a provvedere con la vegetazione stradale lasciata libera di crescere che creerà innumerevoli “boschi verticali” senza scomodare architetti e ingegneri .

Saranno felici quelli che stanno sempre a lamentarsi che a Roma c’è poco verde; ora ce n’è talmente tanto che non è da escludere che dietro a questo proliferare incontrollato ci  sia una precisa strategia di natura ecologica, dal momento che molte erbacce assorbono inquinanti in gran quantità.

Francesco Gargaglia

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