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Ponte Milvio alla sbarra? No grazie… però parliamone

movida-PM
foto di repertorio
Esposizione al sole

Sul tema “cosa si nasconde dietro la facciata di Ponte Milvio”, oggetto di un articolo de La Repubblica di domenica 15 maggio e di un successivo editoriale del Direttore Responsabile di VignaClaraBlog.it, da Paolo Salonia, portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio, riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta che non mancherà di suscitare dibattito fra i lettori.

“Scrivo a proposito dell’editoriale di Massimiliano Morelli, direttore responsabile di VignaClarablog.it, pubblicato nella giornata di ieri, 15 maggio. Morelli commenta “a caldo”  l’articolo in Cronaca di Roma de La Repubblica con la mappatura ragionata delle frequentazioni dei locali di Ponte Milvio e aree adiacenti.

Ritengo il suo scritto possa essere, ad una prima lettura, condivisibile. Infatti, senza dubbio l’articolo de La Repubblica lascia perplessi, in qualche modo forse anche infastiditi, per la presunta superficialità dell’approccio. E, quindi, della rigidità del ragionamento che sembrerebbe indirizzare a conclusioni obbligate e manichee, se portato alle massime conseguenze.

Tra l’altro, non c’è nessuna  nuova “scoperta”. Delle frequentazioni “particolari” dei locali del qualdrilatero della movida di Roma Nord se ne era trattato anche ai tempi di “Mafia Capitale” (leggi qui). Dunque, condivisibile. Ma con qualche eccezione e sottolineatura, soffermandoci qualche istante di più.

Probabilmente, infatti, anche se chiaramente lo scopo del suo intervento era indirizzato a dire immediatamente “no” a processi frettolosi, poco strutturati e, ripeto, manichei, non sarebbero forse stati inopportuni sia qualche ulteriore minuto di riflessione, sia una maggiore articolazione dello stesso intervento, con una sorta di seconda parte di necessario approfondimento.

Per esempio, a mio avviso, potrebbe essere lecita anche l’ipotesi che l’intento di Andrea Ossino fosse quello, non già di mettere Ponte Milvio “alla sbarra” (ma, per quanto mi riguarda, assolutamente alla sbarra la sua decennale gestione, questa si sarebbe alquanto opportuna e urgente), quanto piuttosto semplicemente risvegliare un’attenzione forse sopita sul “caleidoscopico” mondo che, comunque, vogliamo dire “casualmente”, è presente nello stesso territorio della esplosiva malamovida (chiamiamola con il giusto nome completo che merita) che dirompe sonoramente incontrastata in quadrilatero che vede su due dei suoi spigoli un Commissariato della Polizia di Stato ed un Comando dei Carabinieri,.

Non sostengo, quindi, nessi di causa/effetto, mi limito ad osservare la coincidenza di come sia gradito, a certi personaggi “in odore di santità”, l’aperitivo in una delle aree urbane riconosciuta universalmente come teatro privilegiato dello sballo, dello spaccio, della mancanza di osservanza di tutto, dato in pasto come unica alternativa di legittimo divertimento del fine settimana ad eserciti di giovanissimi ai quali viene somministrato alcool fuori controllo (e non solo), loro totalmente inermi e inconsapevoli di quanto il loro sballo arricchisca chi tira i fili di queste serate.

E’ mia convinzione che, nel momento in cui si tratta a qualsiasi titolo del tema di Ponte Milvio, o lo si fa fino in fondo, o è meglio lasciar perdere.

In questo senso, poco prima ho affermato che mi sarebbe piaciuto poter leggere una seconda parte dell’editoriale, dedicata ad un approfondimento della situazione oggettivamente di assoluta ed incontrovertibile gravità. Ad esempio, tale da giustificare un titolo un po’ più problematico, del tipo “Ponte Milvio alla sbarra? No grazie…però parliamone”.

Personalmente, domenica mattina avevo già deciso di scrivere qualcosa, sulla scorta di quanto accaduto in quest’ultimo week end. Non che siano andati in scena nuovi copioni, che quello è sempre lo stesso anche se in un crescendo rossiniano. Ma proprio per un senso di stanchezza, di sfinimento, insomma quello stato d’animo che qui a Roma, alla fine, ci fa sbottare con un “e mò basta”.

Poi, l’articolo in Cronaca di Roma de La Repubblica, poi l’editoriale su VignaClaraBlog.it.
Le due circostanze, insieme, allora hanno fatto scattare qualcosa dentro, riaprendo il cassetto della memoria, che in verità non è stato mai chiuso, ed è uscito di tutto.

Altro che Amarcord: anni 2012 (10 anni fa) con le famose esternazioni di un ristoratore locale (leggi qui), 2013, 2014 con le promesse dell’allora Assessore municipale alla Cultura (leggi qui), 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, sospensione Covid-19, ma subito con la puntualissima ripresa di lunedì 18 maggio 2020 (leggi ancora qui)… e via così, tra promesse non mantenute, distrazioni inaccettabili, colpevolissime omissioni di Atti d’Ufficio.

Attivando la moviola di questo lunghissimo-metraggio, meglio oggi approfittare della tecnologia Var, ci si accorge, desolatamente, che non si tratta di un susseguirsi di frame ognuno dei quali ha catturato scene e momenti diversi. No, il fotogramma è sempre lo stesso, replicato all’infinito.

L’unica variante è data dal viraggio dei colori, sempre più contrastati, bui, direi funerei. A testimoniare di una situazione apparentemente immutata, ma gravemente peggiorata.

E che sarebbe peggiorata non c’era bisogno di una laurea in Sociologia per prevederlo.

Sono dieci anni – dieci lunghissimi anni – che il Comitato Abitare Ponte Milvio, in tutte le sedi possibili, dal locale al globale –  denuncia, argomenta, chiede, propone, dibatte, discute, scrive “fiumi di parole”……e oggi, 16 maggio 2022, siamo ancora qui a dovere ripetere le stesse identiche cose.

Avrei potuto tranquillamente risparmiarmi la fatica di scrivere un nuovo “pezzo”, limitandomi a riciclarne uno qualsiasi di qualche anno fa. Per esempio, tornano buoni alcuni di quelli del 2014: leggi qui e qui e qui e ancora qui. Stessa scena, stessi problemi (oggi, ripetiamolo, aggravati in modo esponenziale), stesso copione, stessi personaggi, il Comitato (ed io per lui) di qua, loro di là, magari con responsabilità di Assessorati diversi (ma attenzione, oggi ci sono le Politiche Giovanili che pure qualche voce in capitolo sull’argomento ce l’hanno).

Caro Direttore, confidando sempre nella tua generosa ospitalità, affido a questa lunga lettera, in modo che diventi ennesimo appello pubblico, l’auspicio che la nuova Giunta (anche se ormai in sella da qualche mese) voglia realmente mettere al primo posto della sua Agenda politica la soluzione del fenomeno della malamovida nell’area di Ponte Milvio, facendosi parte diligente presso gli altri Municipi e, soprattutto, gli Organi sovra-ordinati al fine di stimolare l’apertura di tavoli di confronto con capacità decisionali (o il rafforzamento di quelli già aperti, se ce ne sono).

Ripeto ancora una volta che il Comitato Abitare Ponte Milvio è ben consapevole della vastità del problema e di come questo vada affrontato in modo sinergico alla scala dell’intera città, direi della Nazione. Ma in continuo ascolto e accoglienza nei confronti di tutti gli stakeholder, ad iniziare dai cittadini che subiscono tutti gli effetti negativi e devastanti del fenomeno.

Un primo segnale di attenzione e di volontà positiva da parte dell’Amministrazione Municipale potrebbe essere la richiesta alla Giunta Comunale di introdurre nella delibera relativa alle concessioni straordinarie di occupazioni di suolo pubblico per Covid 19, che prossimamente sarà sottoposta al voto del Consiglio Comunale e che prevede nessun rinnovo concesso sul territorio del I Municipio, l”estensione di tale misura anche alla parte di Città Storica del XV Municipio (cioè  area Ponte Milvio). Una tale decisione comporterebbe una decongestione delle attuali, ormai inconcepibili, occupazioni che concorrono non poco alla situazione esplosiva delle folli serate di fine settimana.

Noi del Comitato Abitare Ponte Milvio ci siamo e offriamo la nostra completa disponibilità, in termini propositivi e massimamente proattivi.

Quanto, infine, le mappature sulle frequentazioni dei locali, non meravigliamoci più di tanto se qualcuno alza l’indice.

Conosciamo questa “realtà ambientale” e, nel momento in cui giustamente vogliamo difendere il buon nome di questa parte di città e dei suoi cittadini (residenti e lavoratori), “damose da fà” per concorrere a ripulire la “realtà ambientale” dagli agenti inquinanti.Indigniamoci per l’inquinamento, non solamente per chi parla (o scrive) in modo improprio solamente degli aspetti folkloristici dei potenziali inquinatori”.

Paolo Salonia
Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

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4 COMMENTI

  1. GRANDE IL PROFESSORE SALONIA CHE COME MARTIN DI RITORNO AL FUTURO MI FA RISCOPRIRE E RICORDARE I MIEI FANTASTICI INTERVENTI.LA RINGRAZIO A DISTANZA DI TEMPO DI AVERMI FATTO RICORDARE QUANTO TEMPO HO PERSO …ANCORA ASPETTO UN SUO INVITO LER APPROFONDIRE IL TEMA DI PONTE MILVIO..
    RAZIE PROFESSOR SALONIA A DISTANZA DI ANNI LA TROVO SEMPRE INTERESSANTE .

  2. Totale condivisione per il misurato, realistico e propositivo articolo di Paolo Salonia.
    1) Misurato e corretto in quanto non si accomoda sui titoli della cronaca romana di Repubblica. Non sono né un Comitato di Quartiere né un articolista che richiama generici “documenti investigativi” i soggetti che debbono mettere alla sbarra qualcuno. Altri sono i soggetti a cui una comunità democratica delega la tutela della civile convivenza nonché la vigilanza, la deterrenza, il contrasto, la repressione e la sanzione in materia di reati. La stampa aiuti i cittadini ad acquisire conoscenza e consapevolezza.
    2) E’ una analisi realistica, quella di Paolo, in quanto evidenzia come il pericolo nasce dal perdurante e generalizzato clima di inazione o quantomeno di disattenzione alle norme della civile convivenza e della qualità della vita a Ponte Milvio. Luoghi con alto numero di frequentatori, fatturato e sballo sollecitano inevitabilmente appetiti delinquenziali. Ragion per cui alta deve essere la risposta in termini di dignità dell’arredo urbano, del contrasto al degrado ambientale, di protezione dei giovani e dei soggetti fragili. Non va favorita in alcun modo la sedimentazione di un brodo di inciviltà e di assenza di rispetto per altrui diritti su cui può attecchire la malamovida o ancor peggio.
    3) E’ propositiva. Utilizziamo, dice, la risonanza che ha avuto l’articolo per realizzare quei tavoli operativi, più volte evocati ma, mai di fatto realizzati. Il Comitato si mette a disposizione con la sua, ci permettiamo di dire, storica conoscenza dei tentativi svolti per affermare nel tempo valori di una civile convivenza e tutela tra i diversi soggetti coinvolti. E lo sprone è un “damose da fà”.
    Un ringraziamento a Cafasso e a VCB per questa importante testata locale

  3. Il problema è capire se il mafioso sta a Ponte Milvio semplicemente per prendere l’aperitivo oppure perchè ha sul posto attività illecite. Nel primo caso la polemica lascia il tempo che trova.

  4. Se può contribuire alla discussione ricordo che città come Napoli e Milano hanno cercato di prendere misure per limitare la malamovida come il divieto di diffusori sonori dopo le 22.00 e la chiusura delle attività alle 02.00 nel weekend, oltre al divieto di consumare alcol per strada.
    Mi chiedo perché la giunta capitolina non pensa a misure del genere? Perché nessuno controlla, ad esempio, sul divieto, già vigente, di consumare alcol per strada?
    Comunque onore al Comitato che prosegue da anni una battaglia nell’assoluta indifferenza delle istituzioni locali.

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