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Ponte Milvio, omaggio a Umberto Bindi all’Officina Pasolini

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Giovedì 12 maggio, il Teatro dell’Officina Pasolini – l’hub culturale della Regione Lazio ubicato nei pressi di Ponte Milvio – ospita una serata in ricordo di Umberto Bindi, cantautore compositore e pianista deceduto venti anni fa.

A rendergli omaggio un gruppo di musicisti, artisti e cantautori d’eccezione: Ernesto Bassignano, Bungaro, Sergio Cammariere con Giovanna Famulari, Sasà Calabrese, Stefania D’Ambrosio, Stefano Di Battista, Barbara Eramo,  Roberta Giallo, Pino Marino, Gabriella Martinelli, Morgan, Giovanni Pelosi,  Cristiana Polegri con Stefano Fresi, Franco Simone. Presenta Ernesto Assante.

La serata avrà inizio alle 21, l’ingresso è gratuito ma è obbligatoria la prenotazione cliccando qui. In alternativa, l’evento potrà essere seguito in diretta sulla pagina Facebook di Officina Pasolini.

L’accesso  al Teatro De Filippo è in Viale Antonino di San Giuliano 782, angolo Via Mario Toscano, a  400 metri da Ponte Milvio.

Umberto Bindi

Nato a Genova nel maggio del 1932, Umberto Bindi è stato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta scuola genovese, di cui hanno fatto parte Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli, che ha rinnovato profondamente la musica italiana.

Arrivederci, Il nostro concerto La musica è finita, Il mio mondo… sono solo alcuni dei suoi tanti successi. Il mio mondo in particolare è stato interpretato da artisti internazionali, ha raggiunto il primo posto nelle classifiche dei singoli in Inghilterra, in Belgio, in Australia. Cantata da Richard Antony, ha furoreggiato in Francia e in Spagna.

In un’Italia fortemente bigotta – siamo negli anni ’60 – la sua omosessualità non nascosta lo porta però a un progressivo isolamento, compreso l’allontanamento dalla Rai e da Sanremo, nonostante le sue composizioni, incise addirittura da artisti come Dionne Warwick e Tom Jones, facessero il giro del mondo.

Altro suo famoso brano, scritto con Franco Califano e Nisa e inciso da Ornella Vanoni è “La musica è finita“. Un gran successo, probabilmente l’ultimo prima dell’eclissi. Col tempo incontra infatti sempre maggiori difficoltà nell’ambiente musicale, in parte per la scarsa richiesta di compositori dotati del suo tocco raffinato, ma soprattutto a causa della discriminazione dovuta alla sua omosessualità.

Trascorre così l’ultima parte della sua vita nell’ombra attraversando periodi difficili, sia dal punto di vista fisico che economico. A causa di annosi problemi col fisco vive infatti gli ultimi anni in povertà tanto che Gino Paoli nell’aprile del 2002 lancia un appello affinché a Bindi vengano concessi i benefici della legge Bacchelli che prevede la possibilità per cittadini illustri di ricevere un sussidio statale in caso di necessità.

L’appello viene accolto in poco tempo, ma ormai è troppo tardi: sofferente di cuore, Bindi muore il 23 maggio del 2002, dopo quattro giorni di ricovero allo Spallanzani.

Introspezione, intensità, eleganza, sobrietà, sono queste le caratteristiche dei brani di Bindi, musicista e compositore raffinatissimo. Un caso unico di un grande talento discriminato solo per il suo orientamento sessuale.
Ricordare Bindi, come verrà fatto il 12 sera all’Officina Pasolini, significa anche chiedergli scusa.

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