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Omicidio-suicidio al Fleming, novantenni morti secondo l’antico seppuku

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Uniti fino alla fine, morti seguendo forse l’antico rituale del seppuku. Questo è quanto sta emergendo dalla ricostruzione dell’omicido-suicidio dell’anziana coppia giapponese residente a Collina Fleming.

Seppuku significa taglio del ventre e, secondo la tradizione giapponese, era il modo in cui i samurai sceglievano di togliersi la vita per preservare l’onore: dopo aver composto un ultimo haiku, in ginocchio e con un sacro pugnale si infliggevano il colpo mortale sull’addome.

Le circostanze della dipartita di Tetsuo Sakamoto appaiono molto simili, ma le motivazioni sono ancora da appurare.

Il fatto

Giovedì 28 aprile Eiko Sakamoto, 90 anni, e Tetsuo Sakamoto, 91 anni, sono morti nel loro appartamento al quarto piano del civico 3 di via Civitella d’Agliano, a Collina Fleming. Anziani e malati, si facevano vedere di rado ormai per il quartiere, a trovarli è stata la badante giunta dai coniugi attorno alle 10 di mattina.

Lei, malata terminale, era in camera distesa sul letto con un profondo taglio sulla testa, lui in bagno accovacciato nella vasca con un coltello in mano e uno squarcio nell’addome. Nessun segno di effrazione, tutto in perfetto ordine, sul tavolo due lettere scritte a mano: una in kanji (ideogrammi giapponesi di origine cinese) per il figlio Mario, l’altra in italiano per la coppia di domestici che li accudiva da tempo.

Per i domestici parole di addio e ringraziamento e una busta con del denaro; il contenuto della lettera al figlio, invece, non è ancora noto, ma sarà sicuramente fondamentale per chiarire l’accaduto. La traduzione, richiesta dal pm dell’inchiesta Antonino Di Maio, verrà depositata lunedì 2 maggio. “Nella lettera in lingua giapponese destinata all’unico figlio e rinvenuta nell’appartamento dei coniugi deceduti potrebbe esserci la spiegazione del motivo alla base del gesto che ha generato questa apparentemente inspiegabile tragedia familiare», hanno dichiarato gli avvocati. Sono state disposte anche la perizia calligrafica per accertare l’autorialità e genuinità delle missive e l’autopsia sui corpi.

Al momento, tutto fa pensare a un omicidio-suicidio, un estremo gesto consapevole e voluto dall’anziana coppia, forse stanca della vita e pronta ad affrontare l’ultimo viaggio verso l’aldilà con quella pace e armonia dell’anima tipica della cultura orientale.

Sakamoto è stato professore di italiano all’Università degli studi stranieri di Tokyo, docente di dottrine orientali all’Università Orientale di Napoli per più di trent’anni anni, vicepresidente dell’Associazione Italia Giappone e nel 1982 è stato nominato commendatore della Repubblica. A Roma da tanti anni, entrambi erano conosciuti da residenti e commercianti del quartiere e stimati per la loro compostezza, gentilezza e umanità.

Le parole del figlio

“Vi comunico che in una tragedia, stamani sono volati in cielo i miei amati genitori. Vi prego di non fare domande ma di mandare solo una preghiera per le loro anime”, questa la richiesta del Mario Sakamoto, giornalista sportivo ed ex pilota professionista di moto. “Perdere i propri genitori fa parte della vita, ma non così. – ha aggiunto – Perché? Questa domanda mi perseguiterà per tutto il resto della mia vita”.

Una pausa di silenzio sulla vicenda è stata richiesta dai legali, “almeno fino al deposito dei primi risultati investigativi certi, poiché notizie sulla dinamica del suicidio potrebbero ledere la sensibilità delle persone offese, già fortemente provate. Del resto al momento, seppur abbastanza chiara nella dinamica, la vicenda presenta punti ancora da chiarire in sede di indagini”.

Degli accertamenti si stanno occupando gli investigatori del XV Distretto di Polizia Ponte Milvio e i colleghi della Scientifica, giunti sul posto subito dopo la tragica scoperta.

Giulia Vincenzi

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