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Teatro Olimpico, a grande richiesta torna «Inferno 2021»

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Beauty journal

I danzatori, gli atleti e gli acrobati della No Gravity di Emiliano Pellisari tornano a grande richiesta al Teatro Olimpico (piazza Gentile da Fabriano 17) dopo il successo riscosso lo scorso ottobre (leggi qui la nostra recensione).

Dal 17 al 20 marzo, infatti, è di nuovo in scena Inferno 2021, la riedizione dello spettacolo di grande impatto visivo ed emozionale che rilegge e aggiorna al secolo XXI la prima Cantica de La Divina Commedia.

Il teatro visuale della No Gravity propone illusioni e le illusioni sono necessarie alla nostra felicità quanto la realtà. I corpi si aggregano e si separano, formano e disfano gruppi scultorei, costruiscono architetture umane e le smantellano per, poi, organizzare ancora lo spazio in una maniera differente, inaspettata, incongruente.

Lo spazio, privato intenzionalmente della parola e della scena, vive attraverso i gesti e i movimenti degli artisti e con essi racconta una storia. Una storia di peccato irrevocabile e di dannazione senza fine, paradossale come le litografie di Escher, assurda come i quadri di Magritte e crudele come le opere di Caravaggio.

Spente le luci in sala, i sei ballerini mostrano la realtà vivida che palpita e vibra all’interno dell’illusione, sovvertono la legge di gravità, spalancano al pubblico le porte di un regno ultramondano fisico e carnale, nel quale i soli riferimenti sono rappresentati dai corpi in movimento.

La musica contemporanea di Giacinto Scelsi, le composizioni minimaliste di Terry Ryley e le sonorità word, coordinate con il disegno luci e combinate con la mimica e l’atletica circense dei performer, regalano una nuova vita all’inferno dantesco, che appare come un luogo frenetico e dolente, nel quale è possibile scovare anche momenti di calma riflessiva e profonda meditazione.

A colloquio con Mariana P, coreografa e prima ballerina dello spettacolo

 

Mariana, quali tematiche dantesche si trasformeranno in suggestioni coreografiche nel vostro spettacolo?
Il nostro Inferno inizia con il terzo canto che, in tutta la sua drammaticità, è l’affaccio su quel mondo di dolore senza ritorno. Il nostro Dante cade nel vuoto e si ritrova fra i dannati, che lo racchiudono nella porta infernale: la porta siamo noi, sono i nostri corpi. Qui, attraverso un solo uomo, c’è tutta la vita e la storia umana, il peccato e la grazia, il tempo e l’eternità.

Poi, in una scena dedicata alla vita contemplativa e dominata dal sospiro, Dante incontrerà gli «spiriti magni», ovvero i virtuosi non battezzati di cui si sente il continuatore. Dopo il limbo, sarà la musica potente e angosciante ad anticipare l’arrivo dei dannati che attaccheranno e travolgeranno Dante: i nostri corpi e le nostre geometrie guideranno la coreografia più violenta dello spettacolo.

Dopo i sette peccati si giungerà a Paolo e Francesca, verso i quali Dante prova pietà, anime dominate dalle proprie passioni e rappresentate da un loro doppio, che voleranno nell’aria per l’eternità senza aversi mai più.

L’ardente desiderio eterno: questa è la chiave della nostra coreografia, che si configura quasi come un momento a se stante, un attimo di apnea che induce il pensiero e la riflessione.

Chiudiamo con i «giganti che guardano il pozzo de l’inferno», Nembrot e Lucifero.

Qual è il filo conduttore che unisce Dante, la musica contemporanea e le opere di Escher o Caravaggio?
Da sempre utilizziamo tutte le forme d’arte come chiave di lettura per i nostri quadri e, quindi, per le nostre coreografie. Musica contemporanea, elettronica e world riescono a immergerci in un ambiente sonoro molto vario, fatto non solo di suoni, ma anche di rumori, voci, echi che ci trasportano nel mondo caleidoscopico di Escher nel quale Dante cammina, precipita, sale e scende. Mentre Caravaggio è per noi un maestro, un modello di luce e di ombra.

Save the date

Inferno 2021 sarà in scena al Teatro Olimpico (piazza Gentile da Fabriano, 17) da giovedì 17 a sabato 19 marzo (ore 21) e domenica 20 marzo (ore 18). I biglietti possono essere acquistati online o al botteghino del teatro (lunedì-venerdì 10-19).

Giovanni Berti

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