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Caro Dino Zoff, come passa il tempo…

Dino Zoff, residente a Collina Fleming, oggi compie 80 anni

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Fa “strano” rendersi conto che Dino Zoff oggi entri nel club degli ottuagenari. Fa “strano” per chi s’è invaghito del calcio negli anni Settanta, ed è cresciuto col mito del portiere nato a Mariano del Friuli, che se chiudiamo gli occhi lo vediamo ancora in volo, a strozzare in gola l’urlo del gol ai brasiliani nella storica sfida del 1982.

Schivo, taciturno al punto che quando nell’anno della conquista del mundial spagnolo gli azzurri optarono per il silenzio stampa, ai giornalisti venne indicato lui, Zoff, come unico referente per quella trasferta. Figurarsi… uno che parlava poco quando si poteva, quanto avrebbe potuto dire “a lingue tagliate”?

E’ stato benvoluto anche da chi non sopportava le sue maglie, quelle di Udinese, Mantova e Napoli prima, poi quella della Juventus e infine quella della Lazio, come allenatore.

Ma era – ed è rimasto – un super partes, uno dai principi ferrei e straordinariamente solidi. Si dimise da allenatore della nazionale quando Silvio Berlusconi avrebbe voluto impartirgli lezioni di tattica calcistica, per la serie “venga a sostituirmi chi è più bravo di me”.

Con la nazionale è stato campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970, anche se, a onor del vero, in Messico era il secondo di Enrico Albertosi, che si era appena laureato campione d’Italia con il Cagliari. Ma, soprattutto, è stato campione del mondo nel 1982, e sono due le immagini che lo immortalano con l’effige del campione: lui con la coppa in mano nella tribuna d’onore del Santiago Bernabeu e la partita a carte con Pertini, Causio e Bearzot sull’aereo che riportava i neo campioni del mondo in Italia.

Si perde la conta di scudetti e coppe conquistate, sono introvabili news sul suo conto che riguardino gossip e cronaca trash. In compenso restano tanti gli esempi di comportamento esemplare in campo e fuori.

Non era guascone come l’omologo Albertosi, non era saltimbanco come Luciano Castellini, era serio ma non serioso e aveva uno straordinario senso della posizione nei sette metri. Difficilmente lo si vedeva volare da un palo all’altro.

E’ stato uno dei portieri più forti della storia del dio pallone. E dire che al debutto in serie A, con la maglia dell’Udinese, subì cinque gol dalla Fiorentina.

Massimiliano Morelli

Una nostra intervista di alcuni anni fa

Dino Zoff, il grande calcio in otto lettere

 

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