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Sabrina Papa, non vedente con la passione del volo

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Beauty journal

Volare senza poter vedere: questo è il traguardo di Sabrina Papa, la prima allieva pilota non vedente in Italia che sorvola Roma Nord su un Cessna 152. Ci siamo fatti raccontare la sua storia.

Fly to live e live to fly, cantano gli Iron Maiden. Per me il volo è tutto, penso sia l’opportunità più bella che la vita mi abbia potuto dare”, inizia a raccontarci.

Cieca dalla nascita a causa della distrofia retinica, Sabrina Papa è salentina d’origine e romana d’adozione, ha studiato in istituti dotati di strumenti adatti ai non vedenti ed è diventata programmatore elettronico. Oggi lavora per una multinazionale d’informatica a Roma, dove si è trasferita “perché il paese mi stava stretto e la città poteva darmi più possibilità”.

Coraggiosa, caparbia e coinvolgente. Sabrina non ha mai accettato un no a priori per la sua disabilità, ma ha sempre voluto tentare, provare a superare i limiti e i pregiudizi. Prima di dedicarsi al volo, ha fatto equitazione e arrampicata per diversi anni e adora camminare all’aria aperta, soprattutto in montagna.

Volevo essere l’aereo

Da bambina Sabrina sentiva passare gli aerei dell’Aeronautica Militare di Galatina e sognava di averne le fattezze. “Per me gli uccelli volavano troppo piano e troppo in basso, io volevo essere proprio l’aereo, non il pilota, ma mi vergognavo anche solo a pensarlo”.

Crescendo e grazie al suo carattere ribelle, ha capito che poteva mettersi in gioco, avere dubbi e cercare risposte; così, sei anni fa ha cominciato a prendere lezioni di volo.

“Posso dire che la mia vita è iniziata davvero da quel giorno – ci racconta con un entusiasmo trascinante – Quando ho volato per la prima volta la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione, ma ogni volta che volo provo una grande emozione.  Tutti dicono che basta guardami in faccia quando volo per capire quanto sono felice e quando riesco a fare una cosa da sola per una settimana non parlo d’altro”.

Insieme ai suoi istruttori ha inventato un metodo di pilotaggio basato sul contatto fisico: “Inizialmente volavo su un aereo in tandem con l’istruttore dietro che mi indirizzava appoggiando le mani sulle mie spalle.  Qui all’Aviomar, invece, ho potuto volare su un Cessna 152 ed essendo un aereo affiancato abbiamo cambiato completamente modalità: attraverso piccole pressioni sul ginocchio l’istruttore mi trasmette l’assetto dell’aereo, il contatto permette l’immediatezza, mentre la voce comunica le altre informazioni. Ora ho io il completo comando dell’aereo e in circostanze ideale sono riuscita anche ad atterrare da sola”.

“Sono veramente diventata quell’aereo. – continua Sabrina – Quando sei in volo l’aereo lo senti, è parte di te, è un vestito. il volo non è guardare il mondo dall’alto, il volo è sentire l’aria, sentire i movimenti dell’aereo e dell’aria”

Si può fare se c’è fiducia

Volare è una questione di team, di fiducia e sintonia, di regolazione dei tempi propri su quelli degli altri, ci insegna Sabrina: “Il risultato dipende da te e da chi ti sta accanto, che ti appoggia, sostiene, insegna e si mette alla prova insieme a te. Non prenderò mai il brevetto da pilota, ma dedico molto tempo allo studio della teoria, perché voglio sapere tutto, sapere cosa devo fare e far in modo che l’istruttore intervenga solo quando necessario”.

“Per sconfiggere le paure bisogna conoscere”, continua e si riallaccia al tema della disabilità, “Vorrei essere di esempio non per i disabili, che già sanno quanto possono fare, ma per normodotati, fargli capire che si può fare tutto, basta voler trovare insieme il modo per poterlo fare”.

“Inoltre, – continua Sabrina – credo dovrebbero insegnare a utilizzare molto più tutti i sensi, sia perché aiuterebbe sensibilizzare molto di più le persone sia perché ci si può trovare in una situazione dove l’udito e il tatto possono servire di più della vista”

Per il futuro Sabrina continua a sognare in grande. “Quando ne avrò le competenze mi piacerebbe poter fare un lungo viaggio a tappe, con un istruttore che mi alleni e accompagni, e poi vorrei poter volare su un 339 dell’Aeronautica Militare”.

Nel mentre, ogni settimana Sabrina decolla dall’Aeroporto dell’Urbe, grazie anche al supporto dei volontari dell’Anpan, associazione di ex piloti e assistenti di volo che a turno l’accompagnano. Se sentite passare un aereo, guardate su, vi potrà capitare di vederla sorvolare via Salaria, Prima Porta, Monte Rotondo, Morlupo, Passo Corese o il Monte Soratte.

Giulia Vincenzi

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