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Nel Tevere plastiche, veleni e farmaci

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E’ di questi giorni la notizia diffusa dalle maggiori agenzie di stampa  che le acque dei fiumi di tutto il pianeta contengono non solo plastica e i soliti inquinanti ma anche farmaci diversissimi e in quantità tali da costituire un reale pericolo per l’ambiente e per i suoi abitanti.

L’Università di York ha condotto uno dei più completi studi mai fatti coinvolgendo centinaia di studiosi di tutto il mondo che hanno analizzato le acque di 258 fiumi distribuiti in 104 paesi. I risultati sono drammatici; le sostanze individuate, farmaci attivi, sono 61 e interessano i fiumi di ogni continente con la sola eccezione dell’Islanda e dell’Artico.

Le più alte concentrazioni sono state rilevate in paesi con basso o medio reddito dove il trattamento delle acque è meno rigoroso (come Pakistan Bolivia ed Etiopia). Ma ad essere inquinate sono ovviamente anche le acque dei fiumi  che scorrono in Europa (il 65% contiene antibiotici e l’8% è sopra i limiti di sicurezza) e quelle di Roma dove nel Tevere (anche se si piazza nella parte bassa della classifica) sono stati rilevati soprattutto antibiotici e antidiabetici.

Quale il rischio per la salute? Oltre ai danni di tipo ambientale il pericolo è che nelle acque si sviluppino batterei super-resistenti agli antibiotici rendendo cosi  inutilizzabili numerosi farmaci.

Ma quello che preoccupa realmente, al di là delle notizie allarmanti che arrivano dagli studi compiuti, è che l’orientamento dei governi, nonostante le promesse, i summit internazionali e i piani per un deciso cambiamento , non sembrano essere in grado di modificare le cose nel breve e medio termine.

Il malato Tevere

Da anni proprio il fiume di Roma è al centro delle preoccupazioni degli ambientalisti e nonostante i tantissimi progetti lanciati dalle forze politiche che si sono alternate alla guida della città poco o nulla è stato fatto. Come la pulizia delle sponde del Tevere, un progetto della Regione Lazio costato alcuni milioni di Euro e che oggi, sembra non aver prodotto l’effetto sperato.

Basta recarsi sulle sponde del Tevere  tra Ponte Milvio e il Ponte della Musica per prendere atto di come la natura (sotto forma di canne, rovi e arbusti) si sia riprese le banchine.

Per non parlare delle grandi quantità di inquinanti che si riversano nel fiume causando ogni anno la moria di migliaia di pesci: un fatto che a quanto pare non suscita più un drammatico allarme ma che viene registrato come un normalissimo evento di cronaca.

Stessa cosa per la grande quantità di rifiuti e plastiche che vengono sversate nel fiume e che arrivano sino al mare. Per toccare con mano l’angoscioso  fenomeno basta recarsi a Ponte Duca d’Aosta dove da anni un comunità di stranieri si è accampata sotto l’arcata di sinistra.

Sulle scalinate del ponte con il passare del tempo una montagna di rifiuti e di bottiglie (oltre ovviamente ai bisogni fisiologici di chi abita sotto il ponte) hanno creato una nauseabonda discarica, una larga striscia di sporcizia e rifiuti che lambisce le sponde del fiume fino a giungere alle sue acque. E quando queste salgono si portano via tutto.

Francesco Gargaglia

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