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Aldo Patriarca, racconti e aneddoti di una vita a 45 giri

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Romano, residente in via Cortina d’Ampezzo, Aldo Patriarca, discografico e autore del libro “Una vita a 45 giri“, ci racconta alcuni aneddoti della sua lunga carriera vissuta a contatto con i più grandi artisti italiani ed internazionali per quarant’anni, dagli anni ’60 ai ’90.

24 le edizioni del Festival di Sanremo al suo attivo, di cui 16 come discografico, 5 come direttore artistico e 3 come consulente. Un percorso professionale nato per caso, complice la bocciatura a un esame all’università che lo ha portato verso un’altra direzione.
Mi trovavo in un bar di via Appia quando ho deciso di rispondere ad un annuncio pubblicato dalla RCA, la nota casa discografica. La musica per me è stata una scoperta”, racconta Patriarca che al tempo, orfano di padre, aveva voglia di viaggiare per l’Italia e trovare la propria strada.

“La RCA, all’epoca, curava tutta la produzione musicale degli artisti e la loro promozione. Ricordo ancora i brani arrangiati da Ennio Morricone che, incisi sui dischi, venivano distribuiti in tutto il Paese”, prosegue il discografico mentre spiega anche quanto sia entusiasmante ma anche difficile lavorare con gli artisti: “Ci vuole molta pazienza per stare dietro alle esigenze di tutti, ma è un lavoro che ho amato tantissimo, a cui ho dedicato tutta la mia vita”.

Tanti sono i ricordi legati al mondo della musica. Il più toccante riguarda il rapporto professionale con Luigi Tenco che Patriarca, con una vena di malinconia, descrive come un uomo buono e complesso, fuori di sé a causa dei bombardamenti degli Americani in Vietnam.
“Sono stato con lui per un anno e mezzo fino al suo ultimo Sanremo. Era il 27 febbraio 1967. Prima di partire avevo implorato i dirigenti della RCA di non mandarlo al Festival perché, dagli atteggiamenti che aveva avuto nell’ultimo anno, avevo capito che qualcosa non stava andando bene”.

Dopo il suicidio del cantante, quando la direzione del Festival decise comunque di mandare avanti la competizione nonostante la tragedia avvenuta la notte precedente, Patriarca ebbe un periodo buio dove pensò di abbandonare il mestiere. Poi col tempo cambiò idea, assumendo anche per cinque anni, dal 1983 al 1987, la direzione artistica del Festival canoro di cui ha tanti bei ricordi, a partire dall’intervista che il giornalista Paolo Frajese, suo compagno di liceo, gli fece insieme ad Eros Macchi.

In quel ruolo si trovò bene perché avendo lavorato come discografico sapeva come prendere gli artisti. “Ricordo quando ho convinto Patty Pravo a scendere le scale dell’Ariston, quando lei non voleva per via delle scarpe troppo alte, e il momento in cui Renzo Arbore e Gianni Boncompagni vennero a farmi gli auguri prima di iniziare”, ci racconta Patriarca.

Nel 1986, per suo volere, il Festival di Sanremo subisce una grande trasformazione: dal playback si passa al live. Poi, nel 1987, un aneddoto importante legato alla storica performance di Withney Huston nell’ultima puntata dell’edizione, la più lunga della storia. Poiché la cantante americana si era esibita per la prima volta con una bassa acustica coperta dagli applausi del pubblico, su input di Patriarca, si decise di ripetere nuovamente l’esibizione del brano “All at Once”, con un “again” di Pippo Baudo rivolto alla cantante.

Per riferire tutti gli aneddoti di cui è a conoscenza Aldo Patriarca non basterebbero intere pagine di giornale. Da anni vive a Viale Cortina d’Ampezzo, quartiere in cui si trova benissimo, a cui è arrivato dopo un passaggio in Via S. Godenzo, sulla Cassia.

“La mattina, giro molto per il quartiere con una persona che mi accompagna, dove ho le mie abitudini, vado al supermercato e conosco tutti i negozianti”, racconta. Quello che trova invece discutibile, nella limitrofa Vigna Stelluti, è il caos dovuto all’assenza di vigili nel regolare il traffico della via. “Non c’è più neanche un posto in seconda fila!”, conclude sorridendo.

Caterina Somma

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1 commento

  1. Mi spiace che Patriarca, amico di un lontano tempo che fu’ , nel rievocare l’inizio della sua brillante carriera, non abbia ricordato un personaggio carismatico della RCA , il dott. Francesco Fanti che ebbe un ruolo non secondario nella sua assunzione.

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