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Viaggio sopra e sotto i ponti di Roma Nord

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Un ponte è qualcosa di molto diverso da una strada perché è un elemento architettonico quasi sempre di grande valore; se la sua finalità è far attraversare ad auto e pedoni il fiume, è però una opera ingegneristica complessa, costosa e di grande impatto ambientale. Che un ponte venga lasciato nel degrado è deplorevole e non ha  giustificazioni.

I ponti di Roma nord sono il Ponte di Tor di Quinto, Ponte Flaminio, Ponte Milvio e Ponte Duca d’Aosta; per tutti la situazione degrado è assai seria.

Di Ponte Flaminio abbiamo scritto diffusamente pochi giorni fa, di Ponte Milvio s’è scritto un fiume d’inchiostro per stigmatizzare gli atti di vandalismo e le centinaia di scritte che deturpano le spallette di marmo.

Ponte di Tor di Quinto

Costruito interamente in cemento armato nel 1960 in occasione della XVII Olimpiade si trova a pochi passi da via del Baiardo e sovrasta la più grande discarica abusiva di Roma, sei ettari di rifiuti.

Se il ponte sopra è sporco, danneggiato e con un tappeto di erbacce, al di sotto ospita montagne di rifiuti: eternit, mobili, materassi, frigoriferi e televisori. I marmi che rivestivano i piloni sono tutti crollati a causa del calore dei fuochi accesi alla base da alcuni senza tetto.

Ponte Duca d’Aosta

Bello con la sua arcata in cemento armato ricoperta di marmo bianco, ospita sotto le sue arcate minori piccole baracche vissute da persone che peraltro non sembrano indigenti visto che alcuni i loro si spostano costose biciclette da corsa, casco e tutina ad hoc.

Accanto alle baracche è sorta però una discarica che occupa tutta la scalinata che porta al fiume; montagne di rifiuti, materassi, bottiglie, lattine e una infinità di cocci di vetro (forse lo sport più praticato, oltre al ciclismo, è il “lancio della bottiglia di birra sul marmo”).

Ponte della Musica

Realizzato tra il 2008 e il 2011 fin dall’inizio è stato un grosso rebus; ponte pedonale, ponte per i tram, ponte per i mezzi elettrici, ponte ad uso dei tifosi diretti allo stadio Olimpico; alla fine ha trovato una sua ragione d’essere: collegamento tra il quartiere delle Arti (il Flaminio con il MAXXI e l’Auditorium) e le aree dello sport  (Foro Italico).

Al di sotto del ponte, lato quartiere Flaminio, è stato realizzato il Teatro della Musica che non essendo mai stato usato è stato espropriato dagli “skaters”; il Comune di Roma con grande disinvoltura ne ha preso atto e lo ha subito ribattezzato “skate-park”.

Peccato che col tempo sia diventato una discarica: sporche e danneggiate le strutture, ospita cumuli di rifiuti e di bottiglie in ogni angolo, specie sulla riva erbosa del Tevere. Inoltre, i continui passaggi e salti con gli skate hanno frantumato mattoni, vialetti, cordoli destinati ovviamente a ben altro uso.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Non abbiamo una discarica e un termovalorizzatore ma in compenso viviamo in una città che praticamente è essa stessa una discarica a cielo aperto, classificata ormai come la capitale più sporca al mondo. Quando vedo come è ridotta la sede AMA che sta a Viale Tor di Quinto, angolo via Lupi (uno spettacolo osceno: all’interno del perimetro si vedono rifiuti sparsi dappertutto, persino alcune ramazze buttate lì come se fossero dei rifiuti ingombranti che non sanno dove mettere…Non sanno tenere pulita neanche la loro sede di lavoro!) mi rendo conto che la situazione in cui siamo costretti a vivere non dipende da un problema di soldi che mancano come ci vengono a raccontare.

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