Home AMBIENTE Ailanthus Glandulosa, un alieno invincibile

Ailanthus Glandulosa, un alieno invincibile

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Galvanica Bruni

Cresce in ogni luogo, soprattutto dove non dovrebbe crescere: nelle fessure dei marciapiedi o dell’asfalto, tra i guard-rail, a bordo strada e perfino nelle discariche. Stiamo parlando dell’ “ailanthus glandulosa o altissima” un albero infestante e alieno introdotto nel ‘700 dalla Cina e che in Europa ha trovato un ambiente perfetto.

Gli “alieni” sono piante, insetti, animali non originari del luogo ma provenienti  da un altro continente che una volta introdotti si trasformano in un vero e proprio disastro arrivando a soppiantare la flora e la fauna locale: parliamo di alberi, arbusti, insetti, scoiattoli, pesci, pappagalli, gamberi per lo più provenienti dall’Asia.

Una volta approdati nel nostro paese, non avendo competitori in grado di opporsi alla loro diffusione, iniziano la loro opera distruttrice facendo fuori altre forme di vita: boschi interi, sciami di api, abitanti di fiumi e laghi.

Basta fare una passeggiata a Villa Ada o Villa Borghese per rendersi conto di come le minuscole tartarughine d’acqua provenienti dalla Florida vadano nel tempo trasformandosi in micidiali e gigantesche azzannatrici in grado di monopolizzare uno specchio d’acqua.

L’Ailanto è un albero che può raggiungere i 20 metri d’altezza con la corteccia liscia di colore grigiastro e foglioline lanceolate dal caratteristico odore: questa pianta robusta e rustica attecchisce su ogni terreno, sopporta bene i periodi di siccità, ha un apparato radicale che si diffonde nel terreno come una ragnatela e si riproduce sia attraverso le radici che con i semi.

Insomma un vero e proprio flagello:  se tagliato rinasce come una “fenice”; per eliminare questa pianta super infestante, che tra l’altro può provocare allergie, bisogna togliere tutte le radici oppure ucciderla con prodotti chimici con il rischio di avvelenare il terreno.

A Roma Nord l’Ailanto si trova bene, anzi ottimamente. Cresce indisturbato in ogni dove prediligendo soprattutto gli spazi tra i guard-rail; in genere in questi spazi vengono messe delle piante di Oleandro che con il loro fogliame fitto si oppongono ai fari delle auto.

L’Ailanto, le cui radici emettono una sostanza tossica per le altre piante, cresce rapidissimamente eliminando ogni ostacolo che si oppone alla sua diffusione; spacca l’asfalto, si introduce tra il travertino, soppianta altre specie dando vita a veri e propri boschetti.

Basta percorrere il viadotto di Corso Francia per rendersi conto di come questa pianta infestante abbia preso piede all’interno del guard-rail e abbia dato vita, in direzione Viale Tiziano, a vere e proprie piccole foreste; dal momento che non esiste controllo e neppure nessun intervento di bonifica, l’Ailanto in pochi mesi prende piede e nessun intervento successivo potrà sconfiggerlo (a meno di rimuovere guard-rail e asfalto: operazioni che nessuno compirà mai).

Il fatto che non esista a Roma una vera e propria politica “forestale” e non ci siano controlli ed interventi, sta facilitando in ogni modo la diffusione di questa pianta con gravissimi danni non solo per il territorio in termini di biodiversità (nei parchi oggi esistono delle grandi macchie di  Ailanto) ma anche per le strutture specie quelle sotterranee.

L’amore incondizionato per gli alberi non può farci dimenticare che se una pianta (o un insetto o un qualsiasi animale) è dannoso per il nostro ambiente va strettamente controllato e nel caso drasticamente contenuto.

Francesco Gargaglia

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