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    “Soldati di sventura” di Luca Fregona

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    Luca Fregona è un giornalista, caporedattore del quotidiano Alto Adige, che in passato si è occupato delle vicende di alcuni giovani altoadesini arruolati nella Legione Straniera e, dopo un breve periodo di addestramento, inviati in Vietnam.

    Dopo aver trattato l’argomento in alcuni articoli ha poi  dato alle stampe un volume dal titolo “Soldati di Sventura” (Ed. Athesia, 272 pag., 12,90 Euro) che raccoglie, insieme ad una inedita documentazione fotografica, la storia di tre dei 7.000 italiani mandati a combattere in Vietnam.

    Di questi 7.000 giovani almeno 1.300 furono uccisi  in combattimento a più di 10.000 chilometri dal loro paese combattendo una delle tante “sporche guerre” che hanno contraddistinto la fine degli imperi coloniali.

    Quella raccontata da Fregona è una storia poco nota perché l’alone di romanticismo e avventura che ha sempre circondato uno dei corpi militari più famosi al mondo, la Legione Straniera, ha spesso relegato nel dimenticatoio le  drammatiche vicissitudini di giovanissimi arruolatisi spesso per fame o disperazione se non per inganno.

    Agli inizi degli anni ’50 la Francia aveva un estremo bisogno di uomini da inviare in Vietnam per combattere il viet-minh, un nemico oltremodo tenace ed astuto, e proprio attraverso gli uffici di reclutamento sparsi in mezza Europa raccolse migliaia di giovani sbandati e senza lavoro; ex combattenti della Wermacht, giovani repubblichini, spagnoli, slavi e russi che andarono ad ingrossare le fila della Legione Straniera impegnata in una guerra disperata.

    Fregona, attraverso la testimonianza diretta dei protagonisti, ci racconta in “Soldati di Sventura” le vicende di Beniamino Leoni, Rodolfo Altadonna ed Emil Stocker dal loro allontanamento volontario  dall’Italia alla durissima esperienza della guerra in Vietnam. Si tratta di testimonianze molto drammatiche dove fame, paura, sofferenza sono una costante.

    La Legione Straniera negli anni ’50 non era certo il corpo d’elite dei nostri giorni; nella legione confluivano criminali in cerca di anonimato, avventurieri o ex-soldati che fuggivano dalla “giustizia” degli Alleati e poi giovanissimi (anche di 16 o 17 anni) spinti dalla fame o perché ingannati dai racconti imbastiti dagli “arruolatori”.

    In realtà le condizioni di vita e l’addestramento erano durissimi e le probabilità di arrivare alla fine di 5 anni di ingaggio (di cui 2 in Indocina e 2 in Algeria), piuttosto scarse. A lasciarci la pelle in combattimento erano soprattutto le giovani reclute molte delle quali tentavano, con scarso successo, di disertare.

    Nella conca di Dien Bien Phou dove si combatté l’ultima grande battaglia che segnò la sconfitta dell’esercito francese, furono inviati 800 legionari italiani; molti furono i morti ed i dispersi, pochi quelli che riuscirono a tornare al loro paese.

    “Soldati di sventura” è un libro avvincente ma duro perché narra, attraverso le voci dei tre protagonisti, la tragedia di questi “soldati dimenticati” impegnati in una guerra lunga e impietosa.

    Francesco Gargaglia

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