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In viaggio tra le tombe etrusche con Alessandro Mandolesi

Cerveteri,interno Tomba leoni dipinti
Cerveteri, interno Tomba leoni dipinti

Da Veio fino a Pisa si scorgono “Grandi Tumuli Etruschi. Le colline eterne dei prìncipi etruschi”. L’archeologo Alessandro Mandolesi, nel suo libro, ci conduce in un viaggio intrigante tra le tombe monumentali ed eterne di quel mondo lontano. Noi ci siamo fatti raccontare qualche dettaglio.

Alessandro Mandolesi, archeologo, già professore di Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Torino, ha diretto gli scavi nella necropoli etrusca della Doganaccia di Tarquinia e ha coordinato il progetto “Via dei Principi”, promosso dalla Regione Lazio.

Qualche anno fa ci raccontò quanto c’è di etrusco a Roma Nord, oggi torna a parlarci di quell’antica civiltà attraverso i loro tumuli principeschi.

Grandi Tumuli Etruschi. Le colline eterne dei prìncipi etruschi” (ed. Insegna del Giglio, 2020) rappresenta il coronamento di anni di ricerca e lavoro, infatti l’idea di scrivere questo volume prende piede nel 2009, durante lo scavo che riporta alla luce il Tumolo della Regina, a Tarquinia, un complesso funerario al centro della collina dei Monterozzi.
“Da qui ho iniziato a occuparmi dei tumuli di grandi dimensioni e mi accorsi che mancava un testo divulgativo e scientifico che li raccogliesse tutti. Volevo realizzare un libro che diffondesse l’importanza di queste tombe e dei loro signori, che hanno raggiunto l’eternità”.

Il libro di Mandolesi ci conduce alla scoperta dei più preziosi tumuli etruschi presenti in Italia. Tra Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Veio e su verso Vetulonia, Populonia, Chiusi, Cortona, Firenze e Pisa, passando per il cuore del Chianti dove Leonardo disegnò un mausoleo ispirandosi al tumulo di Montecalvario a Castellina. I testi sono corredati da immagini molto efficaci che esaltano la vocazione delle strutture e accompagnano la loro storia.

I tumuli dei principi etruschi

“Sono le tombe più spettacolari degli etruschi, colline artificiali che segnavano il paesaggio del VII e VI secolo a.C. e che, poste lungo strade importanti che uscivano o entravano dalla città, permettevano di ostentare la presenza dei principi sul territorio”, inizia a spiegare Mandolesi.

I tumuli furono, quindi, costruiti attorno alla città, a corona, dalle famiglie etrusche più ricche e potenti del Mediterraneo, che investivano in essi ingenti risorse. Hanno un profilo a calotta e il loro diametro può variare dai 30 ai 90 metri, come il tumulo di Chiusi attribuito al re Porsenna. Dovevano essere monumentali, come metafora dell’aristocrazia etrusca, durevoli, per dare eternità alla stirpe, e impegnativi dal punto di vista architettonico e artistico.

“Vennero adottate le prime manifestazioni artistiche di pittura e scultura, rifacendosi ai poemi omerici, di cui i principi etruschi si innamorano, riprendendone anche alcune usanze, come l’incinerazione. Inoltre, al loro interno venivano riposti corredi pregiati e importanti simboli di Stato, reperti fondamentali per capire il tenore e la ricchezza di queste famiglie etrusche del VII secolo, ma di cui è stato trovato poco perché oggetto di saccheggio fin dall’epoca romana”.

Raro e prezioso è il corredo del tumulo Regolini-Galassi di Cerveteri, ritrovato intatto e oggi conservato ai Musei Vaticani. “Si tratta di un corredo femminile di gusto orientale, – chiarisce l’archeologo – che racconta la moda del tempo che guardava a Oriente, verso la Grecia omerica e verso le corti siriane, fenice e assire, caratteristica del VII secolo a.C., chiamato per questo età orientalizzante”.

CERVETERI tombe del Comune con grandi tumuli visitabili all'esterno del recinto della Banditaccia
CERVETERI tombe del Comune con grandi tumuli visitabili all’esterno del recinto della Banditaccia

“Le città etrusche erano in competizione tra loro, – continua Mandolesi – ognuna di esse aveva dei caratteri propri e le variazioni si evidenziano anche nei tumuli. Le tombe etrusche dell’alto Lazio sono in tufo e principalmente scavate in negativo, replicando la casa dei vivi, e ospitavano due-tre generazioni, diventando un mausoleo”.

Nel Nord dell’Etruria, invece, “si predilige la pietra sedimentaria, come l’arenaria, e si costruisce in superficie. Gli interni sono circolari e replicano la tradizione micenee con false cupole che si restringono verso l’alto”.

Veio tra i tumuli

La civiltà etrusca ha lasciato numerose tracce di sé a Roma Nord, come testimoniamo i tumuli di Veio. Tra essi i principali si trovano nelle necropoli di Grotta Gramiccia, Oliveto Grande, Vaccareccia, Monticchio (Olgiata), Monte Oliviero e Monte Aguzzo.

Nella necropoli di Monte Aguzzo, nel 1882, fu scoperto il tumulo Chigi sulla strada verso Formello, a 5 km dalla città di Veio. “Un tumulo di inizi VI secolo, probabilmente appartenuto a un ricco aristocratico di campagna, in opera poligonale con tre camere a croce. La camera di sinistra, però, fu smontata e ricostruita nel giardino del Museo archeologico nazionale di Firenze, come era usanza tra fine ‘800 e inizio ‘900”, continua a raccontare Mandolesi.

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Monte Aguzzo. sullo sfondo Roma e i colli Albani. Foto di: Alfonso Mongiu e Lekke van Kampen, Museo Agro Veientano di Formello

Dal tumulo Chigi provengono due pezzi importanti: un olpe proto-corinzia datata 640 a.C., conosciuta come Olpe Chigi, e l’alfabetario di Formello inciso su un’anforetta in bucchero.

“L’olpe è fra le prime importazioni greche in Etruria, quindi fece conoscere agli Etruschi nuove iconografie decorate a registri sovrapposti ed esaltata la virtù guerriera e il matrimonio come elemento di unione tra civiltà diverse; vi sono raffigurate le storie di un giovane aristocratico impegnato con i suoi eserciti, ma la scena dominante è il Giudizio di Paride”. Tutto il corredo è conservato al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.

Più vicino a Veio, in località Vaccareccia, emerge un tumulo con un diametro di 60 metri, databile tra il VII e il VI secolo a.C. “Ha raccolto le spoglie di due generazioni, probabilmente la famiglia di un personaggio di alto rango sociale e politico, un Rex”.

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Tumulo Vaccareccia, foto di Alessandra Reggi

Su via della Giustiniana verso Prima Porta, invece, si trova il tumulo di Monte Oliviero, posto a 6 km da Veio. “Una tomba con camere a croce. – continua l’archeologo -Probabilmente le attività economiche della famiglia erano legate al Tevere, come si evince dai modellini in argilla che rappresentano delle barchette”.

Questi tumuli a Nord di Roma raccontano la cultura principesca di Veio, che “precede le altre per le prime pitture funerarie in camere quadrangolari a vela e con rappresentati leoni ruggenti e anatre, e dove, inoltre, era forte il culto degli antenati, che garantiva il potere e il lustro delle famiglie. Veio era un centro che gravitava sul Tevere e dialogava con Roma”.

Mandolesi ci porta per mano a conoscere di più del nostro lontano passato, rimasto visibile ed eterno sui luoghi in cui viviamo, attraverso le pagine del suo libro “Grandi Tumuli Etruschi. Le colline eterne dei prìncipi etruschi”.

Giulia Vincenzi

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