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Covid, la variante inglese sfiora Roma Nord

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Nonostante nel Municipio XV gli incrementi settimana su settimana siano contenuti e costanti nel numero, il Coronavirus non si ferma e la variante inglese si affaccia a Roma Nord. Due i casi già accertati in zona Prati mentre in queste ore i tamponi di un nucleo familiare di cinque persone residenti sulla Cassia sono sotto esame.

L’Istituto Spallanzani ha infatti confermato che per le due donne, madre e figlia, residenti nel quartiere Prati si tratta proprio della Variant of Concern 202012/01, comunemente chiamata variante inglese; la ragazza era da poco tornata a Roma da Londra.

Ancora da appurare, invece, il caso del cluster sulla Cassia. Si sospetta che si tratti sempre di variante inglese, ma i tamponi dei cinque componenti della famiglia, un pensionato e quattro giovani in età lavorativa, sono in questo momento nei laboratori dell’Istituto nazionale per le malattie infettive; i risultati verranno resi noti nei prossimi giorni.

La variante inglese in Italia

Il dato certo è che circa il 20% dei positivi al Covid-19 in Italia ha contratto la variante inglese, ossia uno su cinque. Tale risultato è emerso dall’indagine condotta dall’Istituto superiore di Sanità sul territorio nazionale.

Enrico Di Rosa, direttore del Sisp ASL Roma 1, ha dichiarato alla nostra testata che “È il ceppo più comune delle ultime tre settimane e la previsione è che si rafforzerà. È, quindi, importante mettere insieme un sistema adeguato di sorveglianza per poter avere sempre il polso della situazione e il fenomeno sotto controllo”.

Il ceppo di Sars-CoV-2 proveniente dal Regno Unito, dove è stato riscontrato nell’80% dei casi, si diffonde con maggiore facilità. “Il lato positivo – sottolinea Di Rosa – è che al momento tra le varianti solo quella inglese è molto frequente, mentre pochissimi sono i casi di variante sudafricana e brasiliana, che sono le più pericolose. A ogni modo, la percentuale è destinata ad aumentare. Infatti, si dovrà rafforzare l’attenzione verso le situazioni in cui si sospetta la presenza della variante inglese, come indicato dalle circolari amministrative. Sarà necessario aumentare a 14 i giorni di quarantena, non più 10, e richiedere a chi viaggia e a chi è sospettato di variante inglese di sottoporsi al tampone molecolare, non quello antigenico che non è in grado di rilevare le varianti”.

In questi giorni ai tavoli del Ministero si valuterà quale strada percorrere a livello nazionale. C’è da capire, infatti, se sia opportuno prendere provvedimenti di tipo generale o solo locale, ossia nelle zone dove si verificano i casi.

Giulia Vincenzi

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