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Michele Bruno. Il campione romano racconta il padel

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“Con il padel, è stato amore a prima vista”. Con queste parole esordisce l’intervista Michele Bruno, un ragazzo di Via Cortina d’Ampezzo, cresciuto sui campi da tennis ed approdato, per gioco, nel mondo del padel, sport che attualmente pratica da professionista.

La scalata verso la realizzazione professionale del campione romano è sotto gli occhi di tutti. In soli cinque anni di carriera, partendo dai campionati regionali, è arrivato a vincere diversi Tornei Open d’Italia, per poi chiudere il 2020 come Campione d’Italia, n. 1 del ranking italiano e Campione d’Europa, premiato dal CONI con la medaglia di bronzo al valore sportivo. Vanta, inoltre, numerose partecipazioni nelle competizioni internazionali come il World Padel Tour.

Ma il successo non lo ha cambiato. Michele è rimasto quel bravo ragazzo di Via Cortina d’Ampezzo, un ragazzo dal volto pulito che, quando si trova fuori Roma per tornei, sente la nostalgia di casa e della colazione fatta al mattino nel bar di quartiere.

Giochi a tennis da quando eri bambino. Perché ora il padel e cosa apprezzi di più di entrambi gli sport (e cosa meno)?

Ho cominciato a giocare a tennis da piccolo, precisamente dall’età di 6 anni, e fino ai 19 ho tentato di costruire una carriera a livello professionale. Ho scoperto il padel qualche anno fa per caso, come un gioco. All’epoca, nel 2015, ero maestro di tennis al Circolo Magistrati della Corte dei Conti, a Roma Nord, dove costruirono un campo da padel e da quel momento fu amore a prima vista. Da quando sono entrato per la prima volta in un campo di padel e ho iniziato a giocare, è nata la passione. Ricordo che mi divertii tantissimo.

Sono un grande appassionato di entrambi gli sport. Del padel apprezzo molto il fatto che si giochi in coppia e questo permette di gestire meglio la tensione e le situazioni più critiche, proprio perché si affronta insieme a qualcun altro ciò che accade durante la partita.

Nel tennis, a meno che non si giochi in doppio, questo aspetto di condivisione purtroppo non c’è, sei solo con te stesso. Devi riuscire a risolvere ogni criticità con le tue forze e questo, da un punto di vista psicologico, è molto più complicato. Per ora, l’unica cosa che non mi piace del padel è l’avvio del gioco con la battuta dal basso. Io, invece, preferisco battere dall’alto, come avviene nel tennis che, infatti, è un altro gioco.

Ricordi la prima partita di padel giocata in un vero torneo, cosa hai provato a vincerne uno?

Sono arrivato presto alla vittoria e questo è uno dei motivi per cui mi sono innamorato a prima vista del padel. Ricordo perfettamente il primo torneo importante vinto al di là di un torneo open a Roma: si tratta dei campionati regionali, vinti dopo un anno di pratica in coppia con Lorenzo Verginelli. Indubbiamente, è stata un’emozione incredibile e da quella vittoria in poi è iniziata una scalata che mi ha portato dritto in nazionale.

Sicuramente, per vincere una partita, il feeling con il proprio compagno è fondamentale. Solo creando una certa intesa con il partner di gioco si riescono a gestire e risolvere al meglio i problemi che possono nascere durante la partita, soprattutto i momenti più critici. Quanto più conosci il tuo compagno, tanto più riesci a capire in quali fasi del gioco è opportuno intervenire e quali spazi, invece, lasciare all’altro. Anche allenarsi insieme è un fattore importante, perché permette di conoscersi meglio, prendere consapevolezza l’uno del gioco dell’altro e crescere insieme, sempre di più.

Quest’ultimo, per via della pandemia da Covid-19, è stato un anno difficile ma devo dire che, fino ad ora, ho avuto tante belle soddisfazioni. Facendo parte della Serie A dell’Aniene, sto anche conoscendo diversi campioni che praticano questo sport.

Tra questi, qual è il campione a cui ti ispiri?

Sicuramente il mio preferito è lo spagnolo Juan Lebron. Ha un grande talento, è il più forte di tutti.

Il padel va molto di moda, soprattutto a Roma, perchè? E quale consiglio daresti a chi intende praticarlo professionalmente?

Credo che il motivo del suo successo sia il fatto di essere uno sport all’apparenza semplice. Viene comunemente percepito come un gioco accessibile a tutti. Ovviamente, come ogni cosa nella vita, se la si intende fare al meglio, è necessario fare qualche sacrificio; in particolare, per praticare uno sport a livello agonistico, bisogna allenarsi costantemente, rinunciare a un po’ di tempo libero per avere, domani, grandi soddisfazioni.

Ma state tranquilli che, per iniziare, è sufficiente avere una piccola base anche di racchettoni sulla spiaggia. Una volta in campo, capendo le regole del gioco, ci si diverte in pochissimo tempo. Questa è la formula vincente del padel.

Ai ragazzi che si affacciano a questo sport e che intendono praticarlo non solo a livello amatoriale, consiglio di allenarsi molto e curare il fisico. Sembra un gioco “statico” ma, anzi, non lo è assolutamente. L’allenamento fisico fa la differenza come anche la cura generale del corpo. Sono sicuro che, con tanta forza di volontà, passione e qualche sacrificio, i risultati arriveranno.

Sei nato e cresciuto a Via Cortina d’Ampezzo. Quando sei in giro per tornei, cosa ti manca del quartiere?

Si, sono nato e cresciuto a Via Cortina d’Ampezzo, zona di cui apprezzo molto il silenzio e la tranquillità. È un quartiere residenziale dove si vive bene ma, purtroppo, non ben collegato con il centro e questo, per me, rappresenta il suo difetto più grande.

Ovviamente, quando sono all’estero per disputare i tornei, sento in generale la mancanza del cibo italiano ma, in particolare, sogno di fare una bella colazione al Cocomerino, la mia piacevole abitudine legata al quartiere. Quando sono a Roma, cerco sempre di trovare il tempo (che è sempre poco) per fare qualche partita di padel con gli amici, in un’atmosfera goliardica e giocosa, sperando non abbiano timore di giocare con me.

Le carriere sportive finiscono prima delle altre. Come ti vedi tra 20 anni?

Sicuramente mi vedo sempre in mezzo allo sport. Mi piacerebbe in futuro aprire una mia attività, un circolo magari, con dei campi di padel ovviamente, interamente gestito da me.

Caterina Somma

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