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Ponte Salario tra baracche e degrado

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Sarà che abbiamo sviluppato negli anni un incredibile fiuto per il degrado, fatto sta che ogni volta che ci avviciniamo ad un lembo di verde romano, inevitabilmente ci ritroviamo in una discarica o tra baracche abusive e fatiscenti.

E cosi visitando l’area di Ponte Salario il nostro fiuto ci porta a documentare l’ennesima situazione di abbandono e degrado; questa  volta intorno ad un ponte ricco di storia che l’indifferenza sembra voler avvolgere nella sporcizia e nell’oblio.

Ci troviamo dove la Via Salaria, la più antica delle consolari, entra nel tessuto urbano lasciandosi alle spalle grandi strutture adibite alla rivendita di auto; qui il traffico in entrata e uscita è intensissimo e a quanto pare nessuno si prende la briga di guardarsi intorno.

Il fiume Aniene, con le sue acque sporche e inquinate, è scavalcato da due ponti; uno in cemento armato, l’altro ricostruito sulle vestigia di quello che era un antico ponte romano: Pons Salarius.

Su questo ponte sarebbero passate le “sabine” dopo il famoso ratto mentre attorno alle sue strutture più volte si sarebbe combattuto; distrutto nel 537 e  nel 547 fu ricostruito in travertino da Narsete, generale di Giustiniano, che vi appose una targa in marmo con su scritto: “Narsete uomo gloriosissimo dopo la vittoria gotica dopo aver restituito la libertà a Roma e a tutta l’Italia, restaurò il ponte di via Salaria distrutto fino all’acqua da Totila crudelissimo tiranno e ripulito l’alveo del fiume lo sistemò molto meglio di quanto fosse mai stato “.

In realtà le targhe con iscrizione erano due cadute entrambe nel fiume nell’ennesima distruzione da parte delle truppe francesi nel 1798 (che siano ancora sul fondo del fiume?).

Nel Ventennio il ponte fu demolito per l’ennesima volta e ricostruito e dell’antichissima struttura rimangono oggi solo due “archi minori”. Poco distante dal ponte svetta una bella torre, Torre Salaria, del XII secolo che ingloba un antico sepolcro. La torre, interamente rimaneggiata, è oggi all’interno di un’area destinata ad eventi mondani.

In questa zona che trasuda storia e che buon senso vorrebbe trasformata in un parco storico (a due passi è stato realizzato  anche il “Museo della zecca” aperto nel 2016) c’è uno spicchio di terreno che all’interno nasconde una baraccopoli abusiva. Ci si arriva percorrendo un sentierino fangoso e ingombro da cumuli di rifiuti.

Il tutto è circondato dall’alta vegetazione e dalle canne ma le baracche non sfuggono all’occhio vigile del satellite (per individuarle non c’è neppure bisogno di andare sul posto!).

Non solo lo spicchio di verde è un immondezzaio, ma cumuli di sporcizia, detriti e materiale, evidentemente recuperato dai cassonetti, lorda le sponde dell’Aniene proprio accanto allo storico ponte.

Ora se è comprensibile che dove il tessuto urbano lascia il posto alle periferie ci possano essere situazioni di degrado, non lo è affatto dove sorgono strutture di  importanza storica che meriterebbero ben altro trattamento.

Peraltro è stridente il contrasto tra il grande, nuovo, ordinato e moderno centro commerciale e l’area circostante preda della sporcizia e del degrado.

Francesco Gargaglia

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