Home ATTUALITÀ Stefano Buttafuoco, giornalista RAI. L’intervistatore intervistato

Stefano Buttafuoco, giornalista RAI. L’intervistatore intervistato

Stefano Buttafuoco

In una soleggiata mattinata romana, abbiamo fatto due chiacchiere con Stefano Buttafuoco, giornalista, conduttore e storico inviato de “La Vita in Diretta”, nota trasmissione televisiva di Rai Uno, attualmente condotta da Alberto Matano, giornalista e conduttore molto stimato dai colleghi.

Dopo aver conseguito la laurea in Economia presso l’università romana Luiss Guido Carli, Stefano Buttafuoco ha iniziato la sua carriera nel mondo del giornalismo come corrispondente della ESPN, l’emittente sportiva di proprietà della Walt Disney, per poi approdare in Rai e diventare l’inviato di punta de “La Vita in Diretta”.

Oltre che per il giornalismo, nutre una grande passione per la boxe, sport che pratica fin da giovane e che ama insegnare in alcuni circoli di Via Cassia. Ma i suoi successi più grandi sono i figli, Alessandro e Brando.

Da Carlo Verdone a Piero Angela, numerose sono le personalità intervistate da Stefano Buttafuoco, un professionista dotato di talento e di empatia, qualità indispensabile per chi, nella vita, ha deciso di raccontare le vite degli altri.

Ti ricordi quando hai deciso che avresti fatto il giornalista?

Ho deciso di fare il giornalista quando andavo allo stadio con mio padre la domenica, una volta a vedere la Lazio ed un’altra la Roma. Mio padre tifava la Roma ed io la Lazio, avevamo due abbonamenti. Seguendo questo sport, mi è venuta voglia di parlarne e di fare il giornalista. Infatti, ho lavorato più di dieci anni con la ESPN, il canale sportivo fra i più importanti della Walt Disney, come corrispondente per il calcio, sia per la Serie A che per la Champions League.

Non solo il calcio, ma lo sport in generale è un fattore importante nella mia vita. Mi piace molto la boxe, sport che ho vissuto in casa fin da bambino, poiché mio padre era un grande appassionato al punto che, quando mia madre era incinta di mia sorella, ebbe l’idea di andare a Milano per vedere l’incontro tra Sandro Mazzinghi e Nino Benvenuti e mia madre partorì senza di lui. Io, conseguentemente, cominciai a praticarla fin da ragazzo – avevo 15 anni – e successivamente sono diventato istruttore. Ne è derivata poi la collaborazione, tuttora in essere, con la Federazione Pugilistica Italiana, che si è trasformata in un lavoro, visto che oggi sono diventato commentatore di diversi incontri per varie emittenti televisive.

A causa del Covid-19 abbiamo modificato le nostre vite. È stato difficile trovare un nuovo equilibrio, considerato che per lavoro viaggi molto?

Per noi inviati de “La Vita In Diretta” non è cambiato molto. Abbiamo continuato a viaggiare, anche se gli spostamenti sono diventati più difficili. Il sacrificio maggiore di questo tipo di vita è rappresentato dalla logistica e chiaramente, a causa del Covid-19, questa è diventata più complessa.

Devo dire che, in generale, ho un grande supporto da parte della mia famiglia. Mia moglie è la prima persona che, quando vede che sto troppo tempo a casa, mi augura di ripartire perché sa che il mio lavoro è, prima di tutto, una grande passione e mi rende molto felice.

A me il ruolo dell’inviato piace molto, perché mi permette di viaggiare e conoscere persone e situazioni diverse. Sicuramente, come sempre, bisogna trovare un giusto equilibrio e, a tal fine, è importante avere vicino una persona che ti capisce e comprende la tua passione, la sostiene e sa apprezzare a pieno i momenti di condivisione. In generale, penso sia meglio avere poco tempo per stare insieme, ma goderselo, piuttosto che averne tanto ed annoiarsi.

L’intervista più bella che hai fatto e quella, invece, dove hai scoperto una persona diversa da come l’immaginavi…

Il personaggio che ho intervistato di più è Carlo Verdone. In particolare, ricordo una sua intervista dedicata ad Alberto Sordi, che per lui è stato un vero e proprio maestro. Un’altra volta a Siena, in occasione della ricorrenza della morte del padre, facemmo un’intervista molto lunga e toccante, che mi permise di conoscere un “Verdone” inedito. Devo dire che con lui si è creata un’amicizia, mi ha aperto le porte del suo cuore.

Stefano-Buttafuoco-Carlo-VerdoneUn altro personaggio che ricordo con piacere è Piero Angela, che ho intervistato a Messina quando gli fu conferita la laurea “honoris causa”. È un uomo ancora così lucido alla sua età, per cui ogni parola che dice esprime saggezza, equilibrio, lungimiranza e, in un’epoca in cui si parla spesso “a vuoto”, il contatto con una persona come lui arricchisce.

Ma non solo personaggi famosi, ci sono poi tante interviste fatte a persone comuni che hanno raccontato le loro storie. Mi viene in mente la storia di una coppia molto coraggiosa che ha adottato tre bambini disabili, sento spesso ancora il marito perché lei purtroppo è venuta a mancare l’anno scorso, mi sembravano quasi due “marziani”. Se penso a cosa li ha spinti? La fede, perché non c’è nessun motivo razionale che possa spingere qualcuno a compiere un gesto del genere. Erano su un piano diverso rispetto a quello dell’intervistatore, per cui ogni loro risposta era complessa e difficile da comprendere.

Invece, mi è capitato di intervistare qualche calciatore con cui mi sono trovato in difficoltà, nel senso che avrei voluto dirgli: “ma chi ti credi di essere?”. Non tutti ovviamente, ma alcuni vivono in un mondo completamente distaccato dalla realtà.

Quando sei a Roma, la tua vita si svolge prevalentemente tra la Cassia e Ponte Milvio. C’è qualcosa che ti piace in particolare di questi quartieri?

Chi mi conosce sa che io vivo bene in una piccola parte di Roma, perché la città presa nella sua totalità, caotica e stressante, non mi piace. Amo, quindi, la vita più tranquilla di quartiere, perché mi permette di frequentare quotidianamente le persone che conosco ed avere dei riferimenti precisi, considerando che vivo spesso fuori Roma per lavoro.

Arrivo a dire che non oltrepasso volentieri i “confini” di Roma Nord, intesa comunemente come Cassia, Vigna Clara, Fleming fino ai Prati. Molti amici mi prendono in giro per questo, ma io sono fatto così. Frequento, tra l’altro, con molto piacere e assiduità il Circolo Due Ponti. Apprezzo molto l’educazione complessiva delle persone che vi abitano, lo stile più pacato, l’atteggiamento tranquillo, non sguaiato o volgare, e mi piace anche l’ordine con cui sono gestiti gli spazi comuni.

Se penso a Roma Nord, mi viene in mente la zona di Ponte Milvio, dove ho tanti ricordi che si risvegliano quando vedo le comitive di ragazzi che lì si incontrano. Anche se ora è diventata una zona troppo caotica, le caratteristiche in sostanza sono rimaste le stesse.

Considero un privilegio abitare in questa parte di Roma, che ha mantenuto la sua identità, e avverto nelle persone che ci vivono uno spirito particolare, che definirei “un orgoglio di appartenenza”.

Progetti per il futuro?

Scrivere un libro. Per il resto, desidero continuare a fare il mio lavoro.

Caterina Somma

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