Home CRONACA Ponte Milvio, quel muro sforacchiato di via Cassia…

Ponte Milvio, quel muro sforacchiato di via Cassia…

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Chissà quante volte transitando per Via Cassia abbiamo gettato una rapida occhiata a quel muro sforacchiato nei pressi del civico 15 senza attribuirgli però alcuna importanza. I segni del tempo? Niente affatto.

Quei fori sono quel che resta dei combattimenti che si svolsero a Roma Nord 76 anni or sono tra le truppe tedesche, in procinto di abbandonare la capitale, e quelle alleate.

Per saperne di più di ciò che avvenne in quelle drammatiche giornate ci siamo avvalsi di Matteo Nardoni, un appassionato di storia che vive e lavora a Roma Nord e che fa parte del gruppo facebook  “Roma in Guerra”.

E’ appurato che l’ingresso delle truppe Anglo-Americane a Roma avvenuto il 4 Giugno 1944 non fu indolore. I comandi tedeschi, coadiuvati da reparti delle Repubblica Sociale Italiana, organizzarono delle retroguardie con lo scopo di ritardare l’ingresso degli Alleati in quella che sarà la prima capitale di uno dei paesi dell’Asse ad essere conquistata.

Gli scontri “fuori porta” del 4 giugno

L’avanzata anglo americana avvolse la Capitale dalle direttrici Sud e Est e, proprio sulle strade consolari provenienti da queste direzioni (Appia, Casilina, Prenestina) si ebbero gli ultimi scontri di “rilievo” documentati da immagini e filmati.

Per motivi di opportunità politica (Roma era stata dichiarata “città aperta”) e per ragioni strategiche i Tedeschi avevano deciso di concentrare gli ultimi sforzi difensivi nelle zone periferiche della Capitale.

I due avvenimenti principali furono la cosiddetta “battaglia di Centocelle”, durante la quale un caposaldo tedesco impegnò lungamente le avanguardie americane dalle 6 della mattina fino al primo pomeriggio del 4 giugno, e lo scontro tra carri avvenuto sulla Via Prenestina – all’altezza dell’Ex Snia Viscosa – durante il quale vari  carri americani vennero immobilizzati da quelli tedeschi spuntati dalle vie laterali.

Le “scaramucce” in città

Già a ridosso delle mura Aureliane la situazione si era molto tranquillizzata, abbiamo notizia di alcuni fatti di sangue ma non di una resistenza organizzata. In Via Nazionale un blindato della PAI (Polizia Africa Italiana) venne colpito e distrutto da un carro Alleato mentre autorevoli testimonianze parlano di spari nella zona adiacente la Stazione Termini che coinvolsero dei paracadutisti in ritirata.

Le truppe Alleate quindi, entrando a Roma nel tardo pomeriggio del 4 giugno, si spinsero fin dove poterono ma senza comunque attraversare il Tevere perché i ponti rimanevano presidiati dai Tedeschi.

Durante la notte tra il 4 e il 5 giugno vi furono degli scontri in zona Ponte Margherita quando, secondo una testimonianza raccolta da Massimo Castelli – curatore del gruppo Facebook “Roma in Guerra” – il piccolo presidio di paracadutisti tedeschi venne liquidato assieme ad un carro armato.

Nello stesso momento, nella zona dell’attuale Foro Italico si andava concentrando un grande numero di uomini e mezzi, tedeschi e italiani, in attesa di ripiegare verso il nord.

La vicenda di questo ripiegamento è descritta nel libro “l’Assedio di Roma” di Umberto Guglielmotti: “…a tarda notte, ci trasferiamo al Foro Mussolini (…) Passano batterie pesanti, reparti di carri armati…uomini di tutte le armi. Il nemico illumina il cielo, già rischiarato da una luna piena e limpidissima, e reca le sue offese sulle vie consolari… noi attendiamo in un luogo sicuro, siamo all’ombra della grande palestra…una voce risuona nella notte: tocca a noi. L’auto claudicante che ci trasporta si inserisce in una colonna di colossi. Tra il Ponte Duca D’Aosta e Ponte Milvio corrono poche centinaia di metri: impieghiamo quasi tre ore a percorrerli… Arriviamo sullo sbocco della via Cassia che è giorno fatto: colpi e vampate di incendio da ogni parte ed ora anche alle nostre spalle, verso Roma. Perché, alla periferia opposta è già arrivato il nemico…”

Gli scontri di Ponte Milvio

Nella prima mattinata del 5 giugno, l’88esima Divisione di Fanteria statunitense prese posizione  all’interno di Villa Borghese iniziando un fitto fuoco di artiglieria in direzione delle consolari Cassia e Flaminia. Almeno uno dei cannoni era posizionato nel piazzale di Valle Giulia e la sua ubicazione è ancora oggi identificabile grazie ad una foto sul cui sfondo si riconosce chiaramente la Scuola Britannica di Roma.

Poche ore dopo il posto comando viene spostato in posizione più avanzata presso l’attuale Ministero degli Esteri da dove inizia un fitto scambio di colpi tra l’artiglieria tedesca e quella americana.

E’ in questa occasione che avviene il bombardamento del borghetto di Via dei Fabi, a Corso Francia, di cui è stata fatta menzione in un precedente articolo di VignaClaraBlog.it.

Molte sono le testimonianze di prima mano ancora reperibili che suffragano queste memorie: il racconto della distruzione di un mezzo semi cingolato americano colpito all’incrocio tra Via Flaminia e Viale Pinturicchio (i segni della deflagrazione, sebbene stuccati in anni recenti, sono ancora evidenti sul muro tra le vetrine dei numeri civici 7 e 9); l’immagine nella memoria di una residente a Tomba di Nerone ma nata e cresciuta in Via della Farnesina; il racconto di un bimbo di allora, anche egli residente storico di Corso Francia, che andava, insieme ai suo amichetti, a vedere il corpo di un americano “gonfio” [testuale] nella zona dell’attuale via di Vigna Stelluti.

Ultima testimonianza materiale recentemente “tornata alla luce” sono i segni della deflagrazione ancora ben evidenti sul muro di Via Cassia 15  e che, proprio in questi giorni, hanno restituito alcune schegge metalliche residuo della frammentazione di una granata di “piccole” dimensioni (americana o tedesca non è possibile saperlo).

Altre schegge, quelle più grandi, sono ancora ben piantate nel tufo ed è ormai impossibile estrarle ma rimangono a testimonianza che anche Ponte Milvio fu protagonista diretto, almeno per un giorno, della Seconda Guerra Mondiale.

Francesco Gargaglia – Matteo Nardoni

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